“Soun la poiana” (Sulla poiana) di Loredana Bogliun

Breve ricognizione della sua poesia in dialetto istroromanzo
Dalla Presentazione di Franco Loi a “Soun la poiana” (Sulla poiana) di Loredana Bogliun (Lietocolle, 2000):
…Ma così è anche la sua poesia: leggera, melodica e sinuosa come uno stormire di foglie o un sussurro, eppure sfacciatamente decisa, dichiarativa. "Non è fatica, l’amore mi porta",
e d’amore è questa sua voce, sciolta la versificazione, senza forzature, senza eccedere nel sentimentalismo e concedere al costrutto intellettuale.
2. E l’amore, in Loredana, è respiro, modo di essere, come è naturale in ogni vero poeta, e tanto più è contenuto, pudico, reso semplice nel rapporto con gli altri e con la vita, tanto più lo avvertiamo in quei suoi ""occhi spalancati" che sanno cogliere " la luce dentro la goccia di rugiada", "l’aria bruciata per gioco"…
Amica di scrittori e pittori di qualità- e voglio qui ricordare Fulvio Tomizza, Amedeo Giacomini, Andrea Zanzotto, Vesna Parun, Mateja Matevski, Marko Kravos, Ciliberti- Loredana è cresciuta tra i librie le pietre di una storia, e nel dolore di una desolazione”.
 
Scrive Mandel’štam che la poesia è un vomere che ara e rivolge il tempo portando alla superficie i suoi strati profondi più fertili. Forse aiuta partire da questa immagine per tentare una ricognizione della poesia di Loredana Bogliun in dialetto istroromanzo, l’antico idioma autoctono dell’Istria sud-occidentale, da secoli insidiato dall’avanzata dell’istroveneto e – a differenza di questo – schiantato quasi completamente nel giro di pochi anni dall’esodo degli istriani nelle due ondate successive  occorse tra il 1947 e il 1954.
 
Resiste, se ancora resiste, nella voce di qualche anziano a Rovigno, a Valle d’Istria, a Dignano, in qualche altro piccolo borgo rurale, nelle rispettive varianti locali, e resiste, esiste ormai quasi esclusivamente, come substrato residuale semi-conscio di una memoria collettiva quasi estinta ma dalle risonanze tenaci – e, salvato e trasfigurato, come lingua di poesia. Dove affonda il vomere di Loredana Bogliun, in quali strati di tempo e di terra, smossi nelle profondità del dialetto dignanese?
 
Proverò a rispondere attingendo ai suoi tre libri maggiori finora editi di cui dispongo: Ma∫ere (Muri a secco, co-edizione Book/EDIT/Durieux, Bologna/Fiume/Zagabria, 1993, con testo croato a fronte), La peicia (La piccola, Hefti, Milano, 1996, con prefazione di Andrea Zanzotto, postfazione di Franco Loi e con cinque affreschi di Giorgio Celiberti; con traduzioni in croato, ciacavo – il dialetto croato parlato in Istria – e sloveno) e infine Soun la poiana (Sulla poiana, Lietocolle, 2000, con prefazione di Franco Loi e con testo italiano a fronte).
 
Mauro Sambi le ha dedicato un lungo saggio
 
 
Ruvèri
 
Sa de ste bande i arbori toca al siel
vardando la ierba ch’a crisso spetenada.
Despoi de la peiova se vir∫o al suspeir
de sta me tera ch’a veivo cuciada.
…De mei pudaravi deite
…peicada in tra le fuie.
In tai arbori me favela
ch’a gnente iò pioun forsa
de sta radeiga ch’a me guanta par tera.
A ∫i ruvèr sto me arboro grando.
Douto al mondo ghe stà ∫uta,
ma par quil ch’a manca, ∫i da vardà ∫ura!
(da Soun la poiana)
 
RÓVERI –Qui da queste parti gli alberi toccano il cielo / guardando l’erba che cresce spettinata. / Dopo la pioggia si apre il sospiro / di questa mia terra che vive accucciata. / …Di me potrei dirti / …appesa tra le foglie. / Negli alberi mi si dice / che niente ha più forza / i questa radice che mi regge per terra. / È rovere questo mio albero grande. / Tutto il mondo gli sta sotto, / ma per quello che manca, bisogna guardare sopra!
 
 
Al mandoler
 
In tal revardo sussourado
de la veita ch’a se fa granda
al preimo mandoler carissa l’aria
cul suspeiro de nuveissa
grando e bianco se ∫’gionfa
al bouto in tala bavi∫ela,
 pien de bondansa al se specia
cu la no∫ensa de la piouma.
Ghe ∫i soun sta tera momenti
de arbori inseina fuie
ch’a i se spando
…………..i se regala
a quil ch’a no se pol dei cu la favela
drento ghe ∫i la louss ch’a me fa bela.
 
(da Soun la poiana)
 
IL MANDORLO – Nel pudore sussurrato / della vita che si fa grande / il primo mandorlo accarezza l’aria / col sospiro di sposa / grande e bianco si gonfia / il germoglio nella brezza, / pieno di abbondanza si specchia / con l’innocenza della piuma. / Ci sono su questa terra momenti / di alberi senza foglie / che si espandono / …………..si regalano / a quello che non si può dire con la parola / dentro c’è la luce che mi fa bella.
 
 
Loredana Bogliun nasce a Pola nel 1955 da famiglia italiana di Dignano d’Istria. Laureata in psicologia a Lubiana, ha ultimato gli studi post laurea alla Facoltà di Filosofia di Zagabria. Ha operato a Buie come psicologo scolastico, professore e preside della Scuola media superiore in lingua italiana. È stata ricercatrice nel settore della psicologia sociale presso l’Istituto di Sociologia dell’Università di Lubiana e docente al Dipartimento di Italianistica e di Scienze dell’Educazione della Facoltà di Pedagogia di Pola. Si è occupata di politica ricoprendo l’incarico di vicepresidente della Giunta della Regione Istriana. Scrive in italiano e nel dialetto istroveneto dignanese. Si occupa di traduzione letteraria ed ha pubblicato testi  di saggistica Ha ricevuto numerosi e significativi riconoscimenti per la sua produzione letteraria, tra cui tre Primi e quattro Secondi Premio nel concorso Istria Nobilissima.
Sin dall’inizio la sua produzione letteraria è stata contrassegnata dalla predilezione per l’antico dialetto dignanese, pur non trascurando l’italiano. Nella sua poesia, scrive Rossi Sabatini “affiora un mondo di sogni che si avvale di una espressività di stampo ermetico e di arditi accostamenti di termini e di immagini”. La Bogliun è considerata la maggiore esponente della poesia dialettale (istroveneto).
Ha pubblicato diverse raccolte di poesie: Poesie (tradotto anche in romeno) – 1988, Masere – Muretti a secco (tradotto anche in macedone) – 1993, La trasparenza – 1996, Approdi – Antologia di Poesia" – 1996, La peicia – 1997, Istrianitudini – 1997, Soun la poiana – 2000.

Franco Brevini ha incluso suoi testi nell’antologia Le parole perdute. Dialetti e poesia nel nostro secolo (Torino, Einaudi, 1990), affiancando già allora il suo nome a quelli di Franca Grisoni e Ida Vallerugo.