Poesie per un anno 187 – Alberta Bigagli

di Francesco Paolo Memmo

 

Alberta Bigagli (3 aprile 1928 – 5 agosto 2017), nata a Sesto Fiorentino ma vissuta a Firenze sin da bambina, psicopedagogista, ha svolto attività di volontariato presso l’ospedale psichiatrico di San Salvi dove ha creato un laboratorio di poesia per pazienti soprattutto schizofrenici, elaborando un metodo di ricerca da lei stessa definito come “Tu parli, io scrivo”, riassumibile nel concetto espresso da queste sue parole: «Diciamoci il maggior numero possibile di quelle cose che ci passano dentro, a miliardi, senza mai uscire. Cose che graffiano e feriscono perché appunto prigioniere, prigioniere innocenti, prigioniere della paura».

Tutta la sua poesia è non solo segnata ma messa al servizio di questa esperienza, e poi di altre simili (anche nelle carceri), nella convinzione che il fare poetico (e la fruizione della poesia) abbia un alto valore terapeutico, strumento principe per la conoscenza di sé e degli altri, e di sé in rapporto agli altri.

Nell’introduzione alla raccolta d’esordio («L’amore e altro 1959-1965», Nuovedizioni Enrico Vallecchi, 1965), Carlo Betocchi sottolinea il «valore di una donna che ha affrontato la propria esperienza in quello stato di totale disarmo da ogni ragione utilitaria, in quel coraggioso stato di strenuo amore indifeso che è il solo che abbia il permesso di ascoltare, e captare dal profondo la voce originale del mondo che, costruito in sé, silenziosamente parla a chi sa guardare e ascoltare».

Questa e le raccolte successive, fino al 2007, sono riunite nel volume «Amore fu. La poesia d’una vita», con prefazione di Valerio Nardoni (Passigli, 2009), cui fanno seguito: «Dopo la terra» (ivi, 2012), «Rondini corvi e piccioni» (Polistampa, 2016) e infine, postumo, a cura di Fiorella Falteri, «In confidenza. Poesie inedite e sparse» (Balda Editore, 2023).