Cadenza colloquiale in Paròla, amisa mia (Interlinea 2024). E consistenza, pietrosa concretezza d’una parola che parte dalla realtà e in essa si immerge non per trasfigurarla ma per disciplinarne e irrobustirne il senso. Una poetica puntualmente argomentata e ampiamente approfondita nella Conversazione – intervista a cura di Renato Pennisi già apparsa nel numero 15 della Rivista di Letteratura e Ricerca “La Terrazza” (2023) di cui Pennisi è Direttore, e riproposta in appendice alla raccolta di versi di Giovanni Tesio.
Cinquantasette sonetti in piemontese, immersione nella lingua nativa, familiare, con cui si apprende il mondo, e lo si nomina con Paròle sempie e fresche, ‘d mincadì /paròle che al silense a son gropà/come le bocche s-ciasse ‘d mama e ‘d pà (Parole semplici e fresche, quotidiane/parole che al silenzio sono legate/come le bocche strette di mamma e papà). Pur nella dichiarata sua semplicità espressiva, il linguaggio è espansivo, ricco di riferimenti colti, dinamico sfaccettato strumento atto a rappresentare l’esistenza, la complessità di questa, in rapporto ai luoghi e al tempo dei quali Giovanni Tesio celebra una liturgia essenziale ed elegante, religio, diremmo, d’ogni cosa conosciuta, o anche no, deputata a conciliare la dicotomia tra visibile e invisibile, tra finitezza del tempo umano e l’eterno infinito, riflessioni sviluppate in sezioni tematiche collegate da un intreccio speculare, filo robusto ch’a fa ‘d tute le còse ’n grop total (che fa di tutte le cose un nodo intero).
Saggia e concreta, ci conduce per mano nella materialità laboriosa della vita e ai riti a essa collegati la parola-amica sulla quale contare, nella quale confidare in costanza di relazione spazio/tempo, cioè vita essa stessa: Se ij pòst a son liam che carn e ment/a fan lòn che noi soma, ’n sediment/ per tiré su na ca ch’a trambla nen (Se i posti sono legami che carne e mente/fanno ciò che noi siamo, un sedime/per costruire una casa che non trema). Il tempo anteriore e quello che precede la transizione da questo ad altro luogo è ben presente nei testi, e la parola del poeta appare talvolta rastremata, prosciugata sino all’osso senza tuttavia perdere in sonorità, da che si può dire che tutto il discorso poetico si dipana alla stregua di un andante con brio. In pienezza di umiltà il poeta scrive che A bast nen rason a fé stagion/(…)/ se tut savèj a l’è na congiunsion / che ‘d ment e ’d cheur a fa n’unich senté (Non basta la ragione a fare stagione/(…)/ se tutto il sapere è una congiunzione/ che di mente e cuore fa un unico sentiero): meditazione che in altri versi attiva il confronto dialogico tra dubbio certo e incerta verità; che ripropone l’eterno quesito umano intorno a un Dio che è padre e insieme figlio (Sai nen sai nen sai nen son ignorant/gnente ch’i sapia bin, con sicuressa, /e ston belessì ciuto senza messa//e da tute vrità ‘m sento distant – Non so non so non so sono ignorante/niente che sappia bene, con sicurezza,/ e sto qui zitto senza messa// e da tutte le verità mi sento distante). Oppure, ed vote it penso e penso che la cros, /Nosgnor, a sia stàita esagerà / e che tute l calvare tròp bondos (a volte ti penso e penso che la croce, /Signore, sia stata esagerata/ e che tutto il Calvario troppo prodigo).
Giovanni Tesio (Piossasco-To, 1946) è stato docente prima all’Università di Bergamo, poi all’Università del Piemonte Orientale. Scrittore in versi e in prosa, critico letterario e saggista, studioso di poesia nel suo sviluppo storico e teorico, si è occupato di autori attivi tra Otto e Novecento (Carlo Porta, Augusto Monti, Giuseppe Gioacchino Belli, Piero Chiara, Pier Paolo Pasolini) e di letteratura regionale, in particolare quella piemontese. La sua ricerca ha riguardato anche altri scrittori, tra cui Primo Levi al quale ha dedicato le pubblicazioni Io che vi parlo (2016), Primo Levi. Ancora qualcosa da dire (2018), Primo Levi. Il laboratorio della coscienza (2022) entrambe con la Casa Editrice Interlinea. Con le stesse edizioni ha dato alle stampe un pamphlet in difesa della lettura, della letteratura e della poesia, I più amati. Perché leggerli? Come leggerli?, e il sillabario Parole essenziali. Giornalista pubblicista, collabora a “Torinosette” inserto de “La Stampa”. Per la poesia ha prodotto Vita da cant e da cantè, canzoniere in piemontese composto da sonetti (Torino, Centro Studi Piemontesi 2017); inoltre, Piture parolà, arte in poesia (2018) e Nosgnor (2020). Presso l’Editrice Lindau ha pubblicato il suo primo libro di narrativa, Gli zoccoli nell’erba pesante, i saggi La poesia in gioco (2023), Nel bosco dei libri (2024) e in prosa il Diario di un camminante (2024), che raccoglie l’esperienza del cammino di Santiago de Compostela. È nel comitato editoriale di Interlinea (collana di poesia “Lyra”) e Direttore della collana di poesia “Diramazioni” per l’editore Carabba.