Poesie per un anno 173 – Giorgio Weiss

di Francesco Paolo Memmo

 

Dal 21 al 25 luglio 1987 si svolse a Roma, nella splendida cornice dell’Orto Botanico, il primo Festival della Letteratura, intitolato «Le voci della scrittura». Io vi partecipai insieme a molti dei maggiori poeti italiani e ancora ricordo l’emozione di quella lettura. Ne sono ancora grato a Giorgio Weiss che fu l’ideatore e l’organizzatore di quella iniziativa, replicata con lo stesso successo e nella stessa sede l’anno successivo.

In quegli stessi anni mi è capitato di lavorare con Weiss, entrambi collaborando con Achille Millo, nella rassegna «I sentieri della poesia» che si teneva settimanalmente, di sabato, al Teatro dell’Orologio di Roma: io intervistavo il poeta ospite, Giorgio divulgava con estrema piacevolezza e affabilità, in un quarto d’ora di grande divertimento per il pubblico, tutti i segreti della poesia che amava (e praticava, pur se è sempre stato restio a pubblicarla in volume): quella che chiamiamo “poesia giocosa”, ma vuol dire “giocata”, “giocabile” (sapendo però, e Weiss lo sapeva bene, che la poesia è sempre cosa seria: il più sublime gioco di intelligenza). Per lui, anagrammi tautogrammi lipogrammi e marchingegni affini erano pane quotidiano. Conosceva e praticava la leggerezza.

Giorgio Weiss è morto il 24 settembre 2016 a 89 anni.

Lo ricordo oggi con un suo testo tratto dal libro antologico «Letteratura all’Orto Botanico», che lui stesso curò per le edizioni Il Ventaglio nel 1988.