Poesie per un anno 138 – Fernanda Romagnoli

di Francesco Paolo Memmo

 

Fernanda Romagnoli (5 novembre 1916 – 9 giugno 1986) esordì nel 1943 con una raccolta pubblicata dall’editore romano Signorelli («Capriccio») e passata quasi inosservata. Stessa sorte fu riservata al libro successivo («Berretto rosso», Edizioni del Sestante, 1965).

Un minimo momento di notorietà l’ebbe negli anni Settanta, dopo che Attilio Bertolucci si fece promotore, presso Guanda, della sua terza raccolta («Confiteor») che precedette «Il tredicesimo invitato» (Garzanti, 1980).

Poi ancora silenzio, fino alla meritoria riscoperta da parte di Donatella Bisutti, curatrice de «Il tredicesimo invitato e altre poesie» (Scheiwiller, 2003) e autrice della prefazione in cui scrive che quella della Romagnoli «è una poesia dell’anima, dello spirito, dell’energia incontenibile dello spirito. Lo spirito di Fernanda Romagnoli era stato messo in gabbia, per il dolore ha cantato, ma alla fine non ha retto e non riuscendo a spezzare le sbarre per il troppo smarrimento di mettere se stesso contro se stesso, si è spento. Ed è sopravvenuto il silenzio. L’estrema punizione. Forse lo spirito di Fernanda ha ancora bisogno di placarsi e non riesce a farlo. Forse è ancora alla ricerca di un perdono. Forse si aggira come Catherine si aggirava nella brughiera di Cime Tempestose. Forse se il suo spirito trovasse pace, forse se potesse perdonare se stesso anche al di là della morte, allora cambierebbe anche la fortuna editoriale di Fernanda Romagnoli e la sua poesia avrebbe finalmente il riconoscimento pieno, splendente, che si merita».

Non mi pare che questo sia ancora avvenuto, nonostante un nuovo tentativo di rilanciarne l’opera compiuto un paio di anni fa Paolo Lagazzi e Caterina Raganella, curatori de «La folle tentazione dell’eterno» (con una nota filologica di Laura Toppan e Ambra Zorat, Interno Poesia, 2022).