Poesie per un anno 134 – Milli Graffi

di Francesco Paolo Memmo

 

Milli Graffi (29 ottobre 1940 – 4 giugno 2020) ha esordito con «Mille graffi e venti poesie 1977-1978» (Geiger, 1979), cui hanno fatto seguito: «Fragili film» (Nuovi Autori, 1987), «L’amore meccanico» (Anterem, 1994), «Embargo voice» (Bibliopolis, 2006), «Sotto la traccia, frecce» (Il Verri Edizioni, 2021). Ha anche pubblicato il romanzo breve «Centimetri due» (d’If, 2004).

È stata prima nel comitato di redazione di «Tam Tam», la rivista di Adriano Spatola e Giulia Niccolai, poi in quello de «il verri».

Nella Nota premessa a «Mille graffi», Guido Guglielmi aveva scritto parole che in qualche misura possono valere per l’intera opera di Milli Graffi:

«C’è tutto un filone di poesia, niente affatto recente, che punta a una messa tra parentesi del valore sociale (comunicativo) del messaggio estetico e appare, invece, orientato sul livello ritmico del linguaggio, sulla serialità fonica, sulla scoperta di gerghi e soluzioni improbabili. È in questo filone che s’inserisce Milli Graffi. La quale sembra veramente lavorare con il linguaggio, per vedere che cosa si possa fare con esso e che cosa si possa dire. È una poesia la sua senza intenzioni (ma non senza poetica) che va alla ricerca delle intenzioni del linguaggio e le incontra discontinuamente, per caso, si vorrebbe dire, purché si soggiunga che il caso è poi tutto a parte subjecti. Vengono così fuori non figure di oggetti, ma figure di parole, giochi linguistici che sono modulazioni foniche (da poesia fonetica al limite) e invenzooni spiritose e paradossali».

Non stupisce, allora, che una poeta siffatta sia stata grande studiosa e traduttrice di Lewis Carroll («Alice nel paese delle meraviglie. Attraverso lo specchio», Garzanti, 1989; e «La caccia allo Snualo», Studio Tesi, 1985).