Giorgio Cesarano, nato l’8 aprile del 1928, pubblicò a breve distanza l’uno dall’altro tre libri di poesia – «L’erba bianca» (Schwarz, 1959), «La pura verità» (Mondadori, 1963), «La tartaruga di Jastov» (ivi, 1966) – prima di togliersi la vita il 9 maggio 1975. Il volume postumo «Romanzi naturali», a cura di Giovanni Raboni (Guanda, 1980), oltre a riproporre in versione integrale e definitiva le due ultime sezioni, intitolate «Pastorale», de «La tartaruga di Jastov», raccoglie nella prima parte tre racconti o romanzi in versi («I Centauri», «Il sicario, l’entomologo», «Ghigo vuole fare un film») risalenti agli anni 1966-1969, dopo i quali Cesarano decise di abbandonare l’esercizio della poesia per dedicarsi a quella che egli chiamava la «critica radicale» della società capitalistica.
«La parola, o dice troppo o non dice abbastanza, e qui il verso di Cesarano, al di là di qualsiasi abbandono espressionistico, ha il tratto disperato di una ricerca impossibile della precisione assoluta nell’esprimere il mondo come si dà nel suo divenire (emozioni, cose, idee, sensazioni, ombre, luci)» (Francesco Filia).
