Zebù bambino di Davide Cortese

Recensione di Maurizio Rossi

Ho avuto modo di leggere e apprezzare nel 2017 un’altra raccolta dell’Autore, “Darkana”. Mi sembra sia utile, per la comprensione della silloge attuale, questo brano che scrissi e che riporto: “Allora il dark è necessario per poter distinguere il bianco, il buio per poter vedere la luce, e nella luce il proprio volto: non c’è certezza, nulla è definitivo, se non il proprio desiderio, che cova in tutta la raccolta”.

Zebù, affettuoso diminutivo di Belzebù – dal quale opportunamente viene tolto il Bel, che richiama bello – è il dark, che per contrasto ci fa conoscere il bianco, la luce, la chiarità; tant’è che il volto del protagonista è oscuro, sconosciuto e mai nominato. Ma lo possiamo immaginare.

L’opera di Davide Cortese si svolge in brevi scene, altrettante descrizioni di un agire a-morale, in piena sintonia con l’essenza e l’esistenza del Maligno; si compone di filastrocche, dall’infanzia per l’infanzia, se non si trattasse di un’infanzia  che possiamo senz’altro dire malvagia. Fin qui una lettura corretta, sebbene parziale.

Entrando nella sostanza dei versi, che l’Autore crea con la consueta sua maestria, mi sembra di vedere una riflessione sul Male e sul Bene che si definiscono e si descrivono fronteggiandosi, in un duello cosmico, come recita la “Sequenza della liturgia pasquale” (Mors et vita duello/ conflixere mirando). Ma in questa silloge il Male, la morte, sembra non abbia avversari, e non c’è una lotta, ma solo persone e situazioni soccombenti alle malefatte più o meno tremende del pargolo Zebù. C’è di più, a mio avviso: il considerare che il Male ha avuto un’origine, come il Bene e uninfanzia – Zebù bambino come Gesù bambino – dunque c’è anche qui un “vangelo dell’infanzia”!

In tale prospettiva, il Maligno appare meno maligno perché non conosce il bene, ma solo il suo agire, che inevitabilmente è maligno, dunque “giustificabile” “A chi aspramente lo rimprovera/ per qualche suo scherzo atroce/ “L’ho imparato dagli uomini”/ ogni santa volta dice. Ancor più giustificabile l’agire di Zebù, perché nasce dal “cattivo esempio” dei grandi.

Viene capovolta  la visione morale dell’agire: non è il Maligno che suscita il male nel mondo, ma gli uomini, che sono malvagi di natura e non possono altro che fare il male e generare creature di male.

Del resto Zebù fa dispetti, gioca con il fuoco, a tratti esprime sadismo, mangia frutti proibiti, gli piace la cioccolata, ma non studiare, fa il guardone dal buco della serratura, distrugge i giocattoli, gioca alla guerra; ma piange, pensa, è malinconico, perché si sente solo. Proprio come gli uomini e le donne di questo mondo, non solo quando sono nell’infanzia.

Infine una profezia“Diventerà un bel giovane/ il piccolo Zebù./ Presto farà breccia/ nel cuore di Gesù.” Eccolo il piccolo Belzebù, che cresce come Lucifero, un angelo bellissimo, e tenterà nientemeno che Gesù, insinuandosi dentro il Bene Assoluto divenuto carne come noi e quindi, come noi, dentro gli indistinti confini del dubbio.

E così il duello continua, fino ad ogni Pasqua che si rinnova, almeno per chi crede.

Davide Cortese, Zebù bambino, Ed. Terra d’ulivi, Lecce, 2021

Davide Cortese è nato nell’isola di Lipari nel 1974 e vive a Roma. Si è laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi di Messina.  Nel 1998 ha pubblicato la sua prima silloge poetica, titolata “ES”, alla quale sono seguite le sillogi: “Babylon Guest House”; “Storie del bimbo ciliegia”; “ANUDA”.  I suoi versi sono inclusi in numerose antologie e riviste cartacee e on-line, tra cui “Poeti del Parco”, “Periferie”, “Poeti e Poesia”, “Poetarum Silva”, “Atelier” e “I fiori del male”. Nel 2004 le poesie di Davide Cortese sono state protagoniste del “Poetry Arcade” di Post Alley, a Seattle. Il poeta eoliano, che nel 2015 ha ricevuto in Campidoglio il Premio Internazionale “Don Luigi Di Liegro” per la Poesia, è anche autore di due raccolte di racconti: “Ikebana degli attimi”, “NUOVA OZ”, del romanzo “Tattoo Motel”), della monografia “I MORTICIEDDI – Morti e bambini in un’antica tradizione eoliana”, della fiaba “Piccolo re di un’isola di pietra pomice” e di un cortometraggio, “Mahara”, che è stato premiato dal Maestro Ettore Scola alla prima edizione di EOLIE IN VIDEO nel 2004 e all’EscaMontage Film Festival nel 2013. Ha inoltre curato l’antologia-evento “YOUNG POETS  “Antologia vivente di giovani poeti”, “GIOIA – Antologia di poeti bambini”(Con fotografie di Dino Ignani) e “VOCE DEL VERBO VIVERE – Autobiografie di tredicenni”.