Viviana Scarinci: Il significato secondo del bianco

I 10 Passi della raccolta e la Nota di Anna Maria Curci

 Esistono, nei sistemi linguistici, categorie e termini che possiedono un “significato secondo”, già previsto e contemplato da quel codice della convenzione – mappa storica in continuo aggiornamento – dalla «opera naturale» degli idiomi umani. Penso in particolare ai verbi modali tedeschi, che possiedono, tutti e sei, un significato “oggettivo” e un significato “soggettivo”. Ebbene, nulla e nessuno può distogliermi, sia nella pratica corrente, sia nella riflessione metalinguistica su questi fenomeni, dal fare scorrere tra questi blocchi di significato canali e canaletti di raccordo, che, pur riconoscendo e accettando le differenziazioni nell’uso, pure ventilano ipotesi di vicinanza (affinità? analogia? salti senza passaggi?). Non ho potuto fare a meno di pensare a questi collegamenti nel leggere i 10 passi de Il significato secondo del bianco di Viviana Scarinci.

Si pensa “bianco” e scatta – significato primo? – il testimone in direzione di “nitore”, di “assenza di colore”. E poi? Perché non basta a Viviana Scarinci (e a noi che la leggiamo) il “significato primo”? Perché il “significato secondo” si manifesta – il sottotitolo lo esplicita – come nostos, come ritorno? Ritorno a che cosa? Queste sono state le mie domande-timoniere nel percorrere i 10 passi, nel mondo della storia e del mistero, anzi dei misteri (iniziazione, furia, segreto fanno qui spesso capolino), della disambiguazione e della disgiunzione (la barra obliqua dell’incipit non è casuale), della salvezza e della dannazione, del sorriso sovrano delle cose, accanto e dopo il «vespaio» delle parole. Queste domande, insieme agli indizi lasciati ad arte e con amore, dalla citazione iniziale di Marianne Moore alla postfazione, hanno reso possibile un incontro inusuale, non timoroso di attriti e veri propri scontri, tra luce e materia. Che i colori possano essere corposi, è licenza, per ritornare alla coppia di aggettivi iniziale, prevista e contemplata dalla lingua italiana. Quanto corposo possa essere il caglio, quanto vera possa essere la caligine del non colore è il punto di partenza, motore alacre,  della ricerca di Viviana Scarinci ne Il significato secondo del bianco. Chi legge scoprirà quale è qui il punto di approdo e individuerà, molto probabilmente, quei sottili canali di raccordo tra significato primo e significato secondo.

© Anna Maria Curci

la complessità non è un delitto, ma se la portate
fino alla soglia dell’oscurità,
più nulla sarà semplice. La complessità,
poi, che sia stata affidata alle tenebre, invece

di dichiararsi per quella peste che è in realtà, si agita intorno
come per confonderci con la tetra
illusione che l’insistenza
è la misura di ogni risultato e che ogni
verità dev’essere caligine.

Marianne Moore, da: In the Days of Prismatic Color

Il significato secondo del bianco

Storia di un ritorno in 10 passi (2014)
.Introduzione
da una barca senza più barca sommerso ventila correnti il figlio nato senza salvezza. Troppo organica regna la sua successione troppo lontani dalla superficie i misteri officiati dall’evidenza come se ad averlo raccontato fosse stata soltanto una notte ferma per poco all’incrocio del sonno di tutti
.1.
Incipit
interagire con una/o simile

che non sia quella/o la cui nomina più ragionevole consisterebbe

pur richiamandola/o attraverso riferimenti circostanziati e menzogneri

nonché supportati da un’unica fraudolenta timidezza

o dall’ipotesi di un contatto appena pronunciato

che mistifichi alla fine ogni cosa

come un vento che annuncia un terribile corso

il quale sottoporrà a ineluttabili cadute

estraneazioni precise e ripetute a non esserci nessuna/o

che voglia o dica se non che il convincersi a scrivere

una strada di ritorno da dove non c’è ritorno e tornare
.2.
La superficie degli scambi
il volto tutto calcato sulla superficie esattamente quadrettata degli scambi

ma soltanto dopo certi dialoghi dall’ubicazione irriferibile

che abbiano avuto almeno nel nome un’interrogazione orfana di latitudine

a rendere difficilissima l’interlocuzione

e senza nessuna speranza l’esattezza della pronuncia

neanche compitandola come fosse qualcosa da mandare a mente

o a voce alta un fraseggio pescato da un’ambientazione già redatta
.3.
Le nostre figure 
l’erosione delle nostre figure

rendeva all’esser presenti

una forza di corpi casuali

come se ammutolire

fosse il nostro espediente

linee facoltative ci declinavano il viso

e in questo c’era un’indubbia solennità

di carboni sul braciere

che dava come una luce di trincea

né giorno né notte ma tanta luce e tanto buio

ripartiti senza indagine

e la complessità della sete

sotto il cielo più sterminato che l’aria

chiedeva in termini di silenzio
.4.
Il vespaio
era come un dettare altrui tremori

suggestioni dovute a farci prendere da un nome

nel vespaio delle  parole che non fanno l’amore.

Se le cose sapessero di dover rinunciare al proprio

si riprenderebbero l’erranza, vacanti com’è giusto

finché non si compia la loro terzietà.

E basterebbe che ognuno onorasse

i confini della propria grazia senza debordare

per timore di panorami minori di là
.5.
L’avvenire
il corpo piano dell’avvenire

nutriva la sua mancanza

come un’immagine potenziale

che non ci comprendeva

se non fraintesi nella mischia di poche forme

a dire il contrario, a dirci che eravamo noi

lo stanziamento la quota e il consumo
.6.
Tecniche di disambiguazione
secondo la disambiguazione di un alfabeto implacabile

quel vaso era una stella con valori di moto proprio, ardeva

seguendo meccaniche sue, affogava

dopo cercata l’aria col capo, spariva

nella bonaccia non meno piatta di una liturgia

“senza runa Canopo, senza tempo

che saldi il tuo corpo alla reposizione
.7.
Il significato secondo del bianco 
oltre la furia che imbracciava un fucile

c’era un’analogia il cui significato secondo era il bianco.

Da allora tutto ciò che preferii stava fuori

oggetto tra oggetti superbi e dalla mimica oscura

(o sottoggetto umano smesso il soggetto per manifesta impossibilità)

isola emersa da poco che sembrava indicarsi

sempre cambiata tra le brume e un presente a posteriori del sole
.8.
Il patto
un crescendo di anni o poco più di un mese

caricavano l’orizzonte come se fosse l’arsura

che il mare in ogni caso prosegue a spuntare nuove isole

a perturbare misurazioni che una geografia consumata

scovava in luoghi fattibili luoghi in cui fotoni

avvertiti delle contrarietà risalivano la luce

come se non essere visti fosse l’ultimo cimento

fatto proprio l’aspetto di un patto

in cui si debba rimanere ancora un poco
.9.
I capelli
sotto questa miriade di avvistamenti

a ogni avvistamento il suo tenore incongruo.

Inevitabile ciò che l’attraversamento richiede:

i pensieri in qualche modo appoggiati.

Appoggiano a una mancanza di attenzione

i capelli  freddi nell’aria fredda sono i fili che sono.

Il corpo lasciato a sé conserva un suo nitore

malgrado non si sia accorto. Incerto resta lì
.10.
Le cose 
darci un nome

è un atto di condanna e  poca cosa

quando avviene il miracolo di cercarsi.

Sono immaginose le cose

non smettano di accadere

pure cessando costringono

a una memoria inadeguata

e al silenzio che sarebbe invece

un movimento di solo ritmo.
.Postfazione
Pare che basti l’incunabolo, la vita minuta delle planimetrie senza traccia di ossa il colore. L’agglomerato percorrere, pontificare, nullificare nerezze mai così radicate gramaglie, stoffe intese alla sommità della figura mappata in chiarità e salutari allungamenti all’incrocio di non so quale isolato. Destinato senza sapere bene dove non cresce nulla che perentorio snebbia i lineamenti palustri di quella caligine originaria chiamata corpo.
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Viviana Scarinci è autrice del poema in due atti La favola di Lilith, con musiche di Edo Notarloberti (ARK Records) e della raccolta poetica Piccole estensioni (Anterem). Curatrice de L`isola di Kesselring (Apeiron Editrice) e dell’edizione italiana di Amami per rendermi forte della poetessa finlandese Aino Suhola (L’Iguana Editrice), ha scritto poesie, prose e articoli per Nuovi Argomenti, Leggendaria, Il primo amore, Doppiozero, Il Segnale, L’Ulisse, Nazione Indiana, Letterate Magazine,Gradiva. Si occupa del fondo librario di poesia di Morlupo. È ideatrice e promotrice del progetto Morlupo Città della Poesia. Qui il suo sito: https://vivianascarinci.com/
pubblicato 23 aprile 2016