Vincenzo Luciani. La gioia di scrivere, la passione del fare

Recensione di Maria Gabriella Canfarelli

 

Nella poesia di Vincenzo Luciani spiccano due tendenze: la profonda e tenera affezione per il luogo natìo (universo antropologico (…) vivo nella memoria come sistema di valori) e il rigore etico che informa tanto i suoi versi quanto le scelte personali e professionali, l’impegno socio-culturale come sindacalista e, negli anni trascorsi a Torino, dove nel 1961 la sua famiglia si era trasferita, come politico.

Conosciamo un po’ più da vicino Luciani sul versante umano, poetico e professionale grazie all’e-book uscito nel luglio 2020 per Cofine, Vincenzo Luciani poeta editore grazie alle testimonianze e ai contributi critici, alle accurate e preziose analisi testuali di poeti e saggisti: Ombretta Ciurnelli (Le parole saporose); Anna Maria Curci (L’opera poetica di Luciani); Loretta Peticca (Vincenzo Luciani “Un poeta-editore” (1985-2005); Maurizio Rossi con due distinti interventi sui più recenti esiti dell’autore (Leggendo Straloche/Traslochi e, a seguire Gli “avanzi” bilingui); Rosangela Zoppi (Leggendo Vanzature/Avanzi, dato alle stampe nell’anno in corso). Infine, due pagine di auto-testimonianza dello stesso Poeteditore, il suo sincero raccontarsi (faccio l’editore per mantenere il poeta, e più avanti, ancora senza mezzi termini, vendo spazi di pubblicità / compro attimi di felicità, distico tratto dalla poesia Pubblicità, appunto, che dichiara la necessità non eludibile d’un bene immateriale necessario come il respiro: la gioia di scrivere.

Incontriamo così il mondo di Vincenzo Luciani. La vita, le amicizie profonde (tra cui Bruno Cimino, Achille Serrao, Vincenzo Scarpellino, Francesco Granatiero), gli affetti familiari, gli incontri, i sodalizi culturali, le esperienze formative, i ricordi, le partenze e i ritorni, insomma la storia di un uomo ch’è anche storia di sradicamento (di spaesamento, talora), di traslochi da uno spazio fisico-emozionale all’altro della penisola, dalla natìa Ischitella sul Gargano verso altri luoghi, altre esperienze umane e professionali che ne hanno formato il carattere. Le acute e puntuali analisi condotte da Ciurnelli, Curci, Peticca, Rossi, Zoppi sulla scrittura del nostro, abbondano di riferimenti biografici, personali, dell’uomo-poeta Luciani non meno dell’intervista (di cui si riporta uno stralcio) dallo stesso rilasciata ad Anna Maria Farabbi (su cartesensibili, 2012) in cui egli racconta con semplicità del come e del quando è avvenuto l’incontro con la poesia; erano gli anni dell’adolescenza, trascorsi in Umbria dove ho compiuti i miei studi classici, e poi dal 1968 a Torino, dove la mia famiglia era emigrata nel 1961. Nel 1985 (nel frattempo mi ero, dal 1975, trasferito nella capitale) ho pubblicato la plaquette Il paese e Torino (Roma, Salemi editore) che pur essendo in lingua, in molte poesie è permeata da tratti riconducibili al dialetto nativo garganico di Ischitella.

E Ischitella è, tra i luoghi vissuti, il punto centrale da cui si dipartono rami che continuano a dare frutti, quelle parole saporose agognate raggiunte e date in forma di versi ai lettori. Ed è a Ischitella che si tiene ogni anno l’omonimo premio di poesia giunto alla diciassettesima edizione (dedicato all’illustre concittadino Pietro Giannone) nei dialetti delle regioni d’Italia, un impegno tenace e di vasta portata assunto con dedizione, per fare conoscere il vasto patrimonio culturale delle lingue altre, delle cosiddette (a torto) periferie linguistiche, anche tramite il sito poetidelparco e l’Associazione Periferie e della rivista trimestrale cartacea omonima, fondata nel 1986 insieme all’amico Bruno Cimino “per dare spazio ai poeti ignorati dai circuiti letterari”.

Luogo privilegiato, Ischitella sul Gargano, ovvero luogo del cuore e della mente in cui ritrovare le parole appartenute ai genitori e agli avi. Non ci sorprende sapere che la prima poesia scritta da Vincenzo agli albori degli anni sessanta è in dialetto: “un dialogo con mia nonna, da poco morta. Fu naturale scriverla in dialetto. Come avrei potuto parlarle in un’altra lingua che non fosse il dialetto, quella lingua tutta mia, che ho serbato dentro di me (…) come legame indissolubile a un mondo dal quale mi ero separato dolorosamente una prima volta, appena a 10 anni, per andare in un collegio del misero Cilento e poi a dodici anni in un altro collegio in Umbria (…) dove appresi, con tenacia e passione, la mia prima lingua straniera: l’italiano”.

Di anno in anno l’esperienza poetica di Luciani si nutre di letture nell’una e l’altra lingua, si arricchisce di puntigliose e pazienti ricerche sulle espressioni locali che confluiranno nel Vocabolario Ischitellano cui seguirà il volume Ischitella (guida storica, proverbi, detti, filastrocche, indovinelli e soprannomi) e a cui seguiranno pubblicazioni di interesse socio-culturale (guide, raccolte di poesie e canzoni ischitellane, di filastrocche, indovinelli e soprannomi, e inoltre: sui dialetti laziali e sul dialetto nei 121 comuni della provincia di Roma, della valle dell’Aniene, sulle emergenze sociali-abitative a Roma, e molto altro ancora, anche in collaborazione con diversi autori); fonda inoltre Associazioni e organizza manifestazioni, istituisce a Roma insieme ad Achille Serrao il Centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino”; organizza giornate letterarie dedicate a Joseph Tusiani, nativo di San Marco in Lamis, emigrato da 60 anni a New York, scrittore, poeta in quattro lingue, saggista, traduttore in lingua inglese di autori della letteratura italiana. Una messe di iniziative culturali, sociali, letterarie a carattere promozionale e divulgativo che qui non è possibile elencare (si legga in proposito l’accurata esaustiva scheda che correda l’e-book).

 

Breve nota biobibliografica

Vincenzo Luciani (Ischitella, 1946), poeta, editore, giornalista e promotore culturale dal 1975 vive a Roma, dove dirige il mensile di informazione locale Abitare A. Ha pubblicato i libri di poesia:

1985 – Il paese e Torino (Roma, Salemi Editore) e per la Editrice COFINE:

1996 –  I frutte cirve

2001 – Frutte cirve e ammature

2005 – Tor Tre Teste ed altre poesie: 1968-2005

2012 – La cruedda

2017 – Straloche/Traslochi, raccolta bilingue (italiano e dialetto garganico), anche in formato e-book;

2020 – Vanzature/Avanzi raccolta bilingue, anche in versione e-book.

Ha ricevuto molti riconoscimenti, tra cui il Premio Speciale alla carriera Premio Internazionale di Poesia Don Luigi Di Liegro(2016) e nella ventinovesima edizione del Concorso di Poesia Dialettale Modesto Della Porta, il premio alla carriera per la poesia dialettale non abruzzese (2016).