Vedi, amico caro, come s’ingegna
la polvere
a recare danno e incuria
sulle cose nostre e
sulle braci d’ogni parola detta
o trattenuta.
Pare che parli muta polvere,
che io, polvere, mi adagi afona
sulle mie figlie, che son solo parole e
grani di parole,
a coprire quell’inusato supporto,
quella millantata forma di comunicazione:
parola
che ora più di me tace,
magazzino di polvere, di sottili sordi rimbrotti,
come fosse polvere e se ne rammaricasse.