Quasi un’autobiografia
Dopo “La mia Roma a piedi” – vissuta e percorsa “a passi tardi e lenti” – Luciani realizza questa nuova pubblicazione che definisce “un tributo di amore per due paesi a me molto cari” e che conferma le sue doti di giornalista-cronista, fotografo e ovviamente di infaticabile camminatore nelle prime ore del mattino.
Roma l’ha adottato ormai da cinquant’anni; Ischitella è il suo paese natale e della prima infanzia, ma anche il paese dove ha ideato e fondato, con un gruppo di illustri amici, il premio “Pietro Giannone”; Valfenera, è luogo di origine dei suoceri e località in cui torna ogni anno per trascorrere le vacanze estive.
Solo cinque anni separano i due diari di viaggi a piedi, ma quest’ultimo mi sembra impreziosito da un vissuto emozionale già presente tra le righe del precedente, che pure conteneva tanto del suo autore. Non può essere altrimenti, data la particolarità e la preziosità dei luoghi attraversati, ripercorsi con emozione attenta, alimentata da ricordi significativi e da radici affettive tuttora vive e vitali.
La parte iconografica si compone di foto dell’autore e di contributi di amici e conoscenti e come nella “Mia Roma…” integra con abbondanza le descrizioni e le riflessioni.
Questi due paesi dell’anima, che distano ottocentocinquantasei chilometri, vengono descritti da Luciani in prospettiva storica e successivamente in riferimento alla sua persona: Ischitella è legata a lui da un rapporto viscerale ben espresso nei numerosi suoi testi di prosa e di poesia, in particolare in “I radeche piccinenne”– le piccole radici; Valfenera costituisce e testimonia il suo legame con la moglie e la realtà della loro famiglia, nonché è un luogo di riposo – non assenza di lavoro – di riflessione attiva, e ambiente che favorisce la raccolta di appunti e scritture. Se Ischitella per lui è il luogo dei ricordi e dell’attività intensa legata al premio “Pietro Giannone” per i dialetti d’Italia, Valfenera è la casa della maturità e della meditazione. Già da queste mie righe penso si possa cogliere il plus emozionale rispetto a “La mia Roma a piedi”.
Ma è nei paragrafi “Fuori dal mondo” e “Una vita incanalata” , appunti del 2004, che Luciani si rivela – gliene rendiamo merito – confidandoci un periodo di crisi rivisto a distanza di vent’anni, per concludere che “ventun’anni dopo, il nostro eroe continua ad aspirare a fare, da grande, il poeta, ma dovrà farlo rubando frammenti di tempo al lavoro principale, quello di giornalista ed editore, che tuttavia ha avuto la fortuna di avere scelto”. Riecheggiano queste frasi lo straniamento dello scrittore, ben espresso nella silloge “Straloche”- Traslochi.
“Valfenera e Ischitella a piedi” come la precedente su Roma, è una testimonianza dell’attività di Vincenzo, che si fonda sul movimento: correre nelle maratone prima, e camminare poi, sono state fonte di ispirazione per riflessioni, articoli, poesie e pubblicazioni; ma anche per iniziative creative come fondare una associazione podistica, una culturale e la stessa casa editrice Cofine.
Questo trasmigrare di Vincenzo Luciani tra i movimenti fisico, intellettuale, sentimentale, è ben sottolineato nell’attuale pubblicazione, a mio avviso più completa della precedente, pure ricca di spunti interessanti. Lo stile è giornalistico, integrato da: sentimenti ironici, malinconici e attento a evidenziare il bello della natura, non sempre esaltato dall’azione umana; i legami umani, rinsaldati dagli incontri con vecchi amici; la fatica fisica compensata da un buon pasto abbondante; l’equilibrio tra la ricerca della solitudine e necessità di condivisione con le persone.
Se Ischitella costituisce per il nostro amico il sigillo alla passione e alla cura per il dialetto – altrui e proprio – Valfenera è la testimonianza per noi e l’occasione per Luciani di esprimere una sensibilità e un animo poetico che trovano l’apice nelle sue poesie.
“Quanto era strana, pensò, la tendenza dello spirito umano a volgersi in solitudine verso le cose, le cose inanimate, come a forme di espressione; con il senso di assimilarle, d’essere inteso, di farne parte; con un senso di tenerezza illogica…” Questo pensiero della signora Ramsay in Gita al faro di Virginia Woolf, mi piace accostarlo, per quanto lo conosco e lo apprezzo, anche all’autore di questo libro che, oltretutto è un invito a visitare e frequentare i luoghi attentamente osservati e diffusamente raccontati.
Vincenzo Luciani, Valfenera e Ischitella a piedi, Ed. Cofine, RM, 2025

