Un ricordo di Giovanna Giovannini

Poetessa del parco e della periferia romana

 

Prima del Natale 2024, ci ha lasciato l’amica poetessa Giovanna Giovannini, aggiungendo un altro strappo nel mio cuore. 

Giovanna Giovannini ha fatto parte del nucleo originario di “poeti del parco” e di “Periferie, con Laura Rainieri, anch’essa scomparsa lo scorso anno, e Patrizia Fanelli, tutte e tre residenti nel quartiere Alessandrino di Roma, ai margini del parco Alessandrino Tor Tre Teste, un parco prediletto anche da altri poeti amici e tra questi, Achille Serrao e Vincenzo Scarpellino.

Giovanna Giovannini, nata a Montorio Romano nel 1935, è vissuta a Roma, dove ha insegnato per molti anni nella scuola primaria. Ha pubblicato le raccolte poetiche Sapore d’erbe, Passi d’asfalto e Pluricoscienza. Nel 2001 ha pubblicato la raccolta Cuore di poeta e nel 2006 Ho bevuto in una foglia. La poesia a scuola. Un’esperienza, presentazione di Franco Trequadrini dell’Univesità di L’Aquila, entrambe con Edizioni Cofine. 

Con Giovanna e con suo marito Valerio (purtroppo scomparso anche lui prima dell’adorata moglie) ho avuto una lunga frequentazione. Eravamo soliti incontrarci e scambiarci parole, libri e il giornale “Abitare A” e la riviste “Periferie” e prendere insieme una tazza di caffè nella sua bella abitazione, ordinatissima, come la sua scrivania, su cui erano allineati i suoi libri e le sue amate carte (poesie e appunti di lettura), tutte rigorosamente scritte a penna, con chiara e ordinata calligrafia (ignorava volutamente l’uso del computer e dello smartphone).

Giovanna era una donna fragile e, al tempo stesso, forte e determinata. In una sua bellissima poesia si paragona all’erba ai margini della strada: «fragilissima / e tenace, / spacca / gli asfalti / fragilissima / e ferita / in uno struggente / smisurato / anelito / alla vita.» (“Erba al margine”, p. 17, Pluricoscienza); in un’altra alla pietra: «Cesserò / di ricercare / un senso. / Mi farò punta / di collina / all’aria, / occhio mansueto / d’animale, soffio d’erba. / Starò / come pietra / sferzata/ a ogni colpo / di bufera, / e pure/ d’un breve raggio / paga.» (“Starò come pietra”, p. 6, Pluricoscienza).

Costante è stata la ricerca di Giovanna Giovannini di un equilibrio delle tensioni e dei contrasti verso l’armonia, la perfezione, la compiutezza nella vita e nella poesia. La poesia che meglio esprime questa tematica (e questo ideale di vita) è “Morte” (in Sapore d’erbe, p. 48): Tutto accadrà / prima di scorgere / la luce. / E sarà / il rammarico / d’avere offerto / la pelle coriacea / nel momento / di grazia. / E sarà / la colpa / d’avere vissuto / frammenti / e universi / sbriciolati, / senza mai comporli / in armonia. / E sarà il disagio / di farsi sorprendere / ancora germoglio / che tenta / il suo frutto maturo: / sofferta crescita / negata. / E sarà/ la pena / d’avere inghiottito / infinite parole / spezzate / mai liberate / in canto. 

Alla morte sono dedicate molte belle poesie. Voglio citarne una, in particolare, perché in essa si riflette quella irrisolta tensione a comporre gli opposti, in questo caso vita-morte: «Improvvisa / irresistibile / voglia / d’esistere. / Improvvisa / irresistibile / voglia / di non essere. / In uguale misura / la vita / e la morte / mi possiedono.» 

Cara Giovanna, il tuo “Cuore di poeta” continuerà a battere nella tua poesia e nel mio ricordo insieme ai poeti amici che , come le foglie, ad una ad una se ne sono andati, lasciandomi sempre più solo.

Vincenzo Luciani

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