Tutte le donne di Pietro Civitareale

In libreria un volume sulle voci femminili del Novecento italiano

 

A proposito della sua scelta di farsi chiamare Poeta e non Poetessa, Maria Luisa Spaziani ricordava: «Quando io ero ragazza, i giornali facevano un consuntivo: “Quest’anno ci sono state tre opere di poeti importanti”, e parlavano di Tizio, Caio e Sempronio; e in conclusione: “Ci sono anche due gentili signore che hanno pubblicato una plaquette”. Non solo le poetesse venivano chiamate “gentili signore”, ma andavo anche al fondo […]. Questo continuo discrimine, nei tempi passati, tra poeta e poetessa, ha fatto migliaia e migliaia di vittime: donne che sono morte senza essere prese sul serio […] perché tutti dicevano “va’, tanto è una poetessa”. È un delitto “ecologico” gravissimo, per cui io sopprimerei la parola “poetessa”».

Mi sembra chiaro, dunque, che la Volpe montaliana avrebbe apprezzato l’impresa del poeta abruzzese (fiorentino di adozione) Pietro Civitareale, che lo scorso gennaio ha dato alle stampe Voci femminili della Poesia del Novecento (Cosenza, Edizioni Alimena). Più che di un’antologia si tratta di un “consuntivo” di alcune tra le poetesse italiane più rappresentative dell’ultimo secolo: da chi ormai è entrata negli annali della letteratura – da Ada Negri a Sibilla Aleramo, dalla Spaziani stessa ad Amelia Rosselli – a chi ha preso ad affermarsi negli ultimi decenni – da Patrizia Cavalli a Mariuccia Coretti, da Maria Grazia Cabras a Valeria Di Felice -. Pur nell’esiguo spazio di qualche paragrafo, Civitareale riesce ad inquadrare i tratti distintivi di ogni autrice, a scomporne il significante per rivelarne le dinamiche poetiche, con l’acribia critica che gli è propria. Il suo plurilinguismo e la sua esperienza di studioso di poesia dialettale, gli hanno permesso anche una selezione di scrittrici in vernacolo, non esclusivamente della nostra regione.

Capita a volte di non intendere il criterio usato per scegliere queste “gentili signore” (una provocazione al succitato «carnivoro biondo»), ma forse si tratta, al di là di qualche nome da cui non avrebbe potuto prescindere, di mero gusto personale. Questa scelta “partigiana”, in un mercato in cui si antologizzano compagni di parrocchia o cortigiani editoriali, rappresenta un atto anticonformistico degno di lode. L’unica vera pecca del libro è quella di non riportare esempi dell’opera poetica delle autrici trattate, così da coinvolgere appieno il lettore, il quale, soprattutto per le voci più recenti, e quindi meno note, deve “andare sulla fiducia”.

Il lavoro poetico di Pietro Civitareale è stato apprezzato da autori come Mario Luzi e Carlo Betocchi, quello di critico ha prodotto illuminanti studi sulla poesia del secondo Novecento e sul teatro beckettiano, quello di traduttore ha restituito voce a classici come Pessoa e Cervantes ma anche a poeti iberici contemporanei. In quest’ultimo volume Civitareale non si è tradito, inteso come sempre ad ascoltare – per dirlo ancora con Maria Luisa Spaziani – quelle «chiare note inaudite», quel «canto a bocca chiusa delle nuvole in corsa», quella «impercepita musica» che è la voce del Poeta.

Pietro Civitareale, Voci femminili della Poesia del Novecento, Edizioni Alimena, Cosenza 2019

 

Andrea Giampietro

 

Pubblicato 13 maggio 2019