‘TrePadri’ di Enrico Meloni

Recensione di Stefania Zitella

 

Che cosa può legare, nella trama di un romanzo, un giovane in piena crisi esistenziale, una ragazza con un cane ‘pulcioso’, un ragazzo che gravita nelle loro vite, un monaco missionario, un manager rampante, un nostalgico figlio dei fiori, un’anziana signora dell’est Europa in gita a Roma, un indovino malese e un senzatetto rifugiato in un convento?

E che cosa possono avere a che fare costoro con un cacciatore di ectoplasmi vissuto nel XIX secolo e una contessa magiara conosciutisi in gioventù in un albergo di lusso in un non precisato luogo in Europa? E soprattutto che cosa lega questi personaggi a Tre Padri, tre monaci morti martiri nell’XI secolo per la sola volontà di innalzare un campanile?

Trovare un filo conduttore sembrerebbe un’impresa impossibile, eppure nel libro di Enrico Meloni ciascun personaggio trova precisamente la propria collocazione ed ogni evento è una tessera necessaria per completare un mosaico che solo quando è finito fa finalmente tirare il respiro al lettore.

In questo romanzo nulla è scontato, tutto è un fine ricamo, un intarsio centrifugo e centripeto al contempo, costruito con grande maestria narrativa.
Ma non è sorprendente solo il laccio che lega i personaggi, dal protagonista (o protagonisti?) fino alle comparse, tutti come perle necessarie della medesima collana.

Il titolo del libro ci strizza l’occhio al leitmotiv della narrazione e cioè la paternità, che non è solo quella spirituale dei Tre Padri, ma anche quella carnale, materiale, che sia realizzata o aspirata, che ancora una volta lega i personaggi a doppia mandata.

Il libro di Meloni si legge tutto d’un fiato e, se si rilegge una seconda volta, regala un sottile piacere nel comprendere finalmente le allusioni o spie narrative, che a una prima lettura era impossibile decifrare.

Un libro rompicapo con finale a sorpresa che si presta a numerose riflessioni sui grandi temi della vita e sui nostri tempi, anche se il libro ha avuto una lunga gestazione come ci racconta l’autore stesso nelle “Istruzioni per l’uso”.

Il romanzo ad esempio presenta delle dicotomie suggestive sia tra i personaggi, come per esempio tra Andrea, il protagonista in piena crisi esistenziale che lascia il lavoro per riappropriarsi di un tempo-non tempo, e l’amico di vecchia data Egidio con il naso per gli affari ma tormentato dalla schiavitù, anch’essa esistenziale, cui può condurci il denaro; sia nelle sfaccettature dell’esistere per cui si passa da un senso di perdurante inadeguatezza, di non appartenenza, di estraneità del protagonista, sino al finale riconoscimento di una comunanza di tutti gli uomini sul pianeta.

Deliziosa inoltre la sottile ironia dell’autore che permea tutto il romanzo e che ci fa scoprire più di un sorriso involontario durante la lettura, e fantastico il dono finale di una poesia in endecasillabi composta con tutti i titoli dei capitoli principali, componimento che si può gustare nell’indice.

Un libro davvero originale.
Da leggere. E da rileggere.

ENRICO MELONI, laureato in Storia moderna e in Documentazione, è dottore di ricerca in Italianistica. Insegna in un liceo statale di Roma. Ha pubblicato racconti, poesie, saggi letterari e storici in antologie, riviste cartacee e sul web. Sono usciti in volume: il romanzo TrePadri (2002), la silloge poetica Arca allo sbando? (2004), il poemetto dialettale Er davenì (2007), il romanzo Quando gli squali mangiano vento (2012), la raccolta di poesie Fratelli mia (2015), il saggio Del nostro caos e della solitudine (2017) sulla memoria letteraria dell’internamento dei militari italiani nei lager nazisti. Nel 2020 è uscita la nuova edizione di TrePadri.