Ecco tre testi tratti dalla raccolta poetica Melodie di porte che cigolano di Gisella Blanco
Rinascita
Vorrei che tu
rinascessi
nei miei occhi
affinché possa vederti
totalmente
nella forma esatta
che agisci
in me.
Insonnia
Nessuno
adesso
sbriciola con me
la grana grossa
rubina
di notte torbida
che passa sugli occhi
come vano dimenticare
e si sofferma severa
sulle grida accese
d’una fede sacrilega,
non si può dormire
-soltanto alcuni numi riposano,
sembrano i nostri defunti-.
E quando provo a rinnegare
me stessa
ammiccando ad altre ore,
il buffo profilo della notte
si scioglie
-il tempo è risolto-
e non rimane che un’alba succinta
a schiarirmi il dramma disumano
d’altri Padri miseri
insonni
e increduli di poter essere spiegati
con parole di donna.
Rifiuto
Era origine
e richiamo atavico,
desolata ragione d’intenti,
mendace come i grilli
che deturpano
la prateria folle del silenzio,
alla notte.
C’era un verso
impigliato alle labbra del silenzio,
illuso d’altre echi sciolte
nella nostalgia del nulla,
a render prosastica
la velleità singolare
di intuire
l’indecenza della specie.
Non ci rimane che lasciar libere
le mani
d’esplorare la carne
e con gli occhi
dimenticare
questa fissità avvilente
dell’onesto rifiuto
d’esser titani.
Gisella Blanco nasce a Palermo nel 1984 e vive a Roma, scrive principalmente poesia, è giurista, ha vinto vari concorsi letterari. È convinta che la poesia sia uno dei pochi veicoli efficaci, nella società odierna, per dire ciò che è necessario e farlo con empatia, rispetto e spregiudicatezza.