Il titolo della raccolta Tra cielo e volto suggerisce uno “strabismo poetico” che lungi dall’essere malìa o difetto di vista, esprime la dimensione della scrittura – comune del resto a molti Poeti – come d’un refe che unisce i labbri d’una ferita e la sana. La ferita inscritta nella nostra cultura occidentale, da quando è stata sancita la separazione tra cielo e terra, uomo e divinità, anima e corpo.
Il Nota raccoglie in sé e nella sua poesia questa separazione e insieme il desiderio di unità
La mia mente
La mia mente
interroga la luce
quando l’occhio
è del tutto incarnito
se la mente è unita al corpo, il materiale all’immateriale, si può interrogare e cercare di capire l’impalpabile: questa poesia, nella sua brevità, dice tanto del Poeta, come l’ ancor più breve ed essenziale che segue
Lasciatemi solo
Lasciatemi, lasciatemi solo.
Cerco nel mio regno
un cunicolo di cielo.
E il “regno” di Luciano Nota sta nelle trame di un “madido bosco”, nel volo di Aironi – nello “scrigno del volo” – o nella sua Lucania, dove è ancora il “suo nido”? Quando il Poeta monta sulla poesia l’obiettivo “grandangolare”, il campo visivo del suo cuore s’allarga, nulla conta meno, ma tutto, nel suo mondo, ha importanza: l’orologio “migliore” è quello che porta al polso, perché il passato e il futuro si uniscono nell’ora scandita dal presente
Al mio paese
Non crollerò
né crollerà il puledro
lungo il viale dei carrubi.
Ho nel fianco il basilico
col quale insceno pasti
di orologi migliori.
Il mio nido è ancora lì.
Con me ho portato l’orto
che acconcio ogni giorno.
Di sera aggiungo il fimo
il mosto nel bicchiere.
Il fungo gioca a carte
con le giacche di mio padre.
Nel bosco
Dimmi che ti prende
questo madido bosco
ornato di trame.
Dimmi che ti piace saziare
un faro al tramonto.
In fondo fa bene bagnarsi.
E’ pur bello incontrarsi
tra funghi ed altee.
Aironi
Leggero
ma ancor più leggiadro
era il sogno
al quale ci si attaccava
per sperare di essere uccelli.
Io vivace
tu geniale abbastanza
da inventare lo scrigno del volo.
Avevamo vent’anni
e la voglia era tanta
d’ignorare le insidie dell’aria.
Sapevamo che dopo anni
ci saremmo ritrovati
piegati sugli arcioni
a lanciare i nostri palpiti agli aironi.
Ma non inganni questo “grandangolo di sguardo” : se manca la luce, non si riescono a legare “incisi ed illusioni” o i “colori”…basta non farsi “accecare” dalla lampada, necessaria quando si curva la luce del giorno ed i contorni delle cose sfumano; affiora qui anche una metafora della sera della vita, “la sala venosa”
Lampada
Per molti la luce si curva
al declino del sole.
Io ho una lampada accesa
in una sala venosa
e a differenza di tanti
riesco a guardare
se essa m’acceca.
Forse riesco a legare
incisi ed illusioni.
Sicuramente i colori.
Questo Poeta ama un poetare schietto, non certo “semplice”; un verso breve, ma non sincopato: il linguaggio raramente cede alla ricercatezza o all’uso di termini dialettali, ad esprimere la verità che sostanza e spessore di pensiero e di emozioni si tessono anche in un ordito senza tanti ricami o merletti. Così come giustamente annota nella sua prefazione Paolo Ruffilli :” Del resto, al centro della poesia di Nota, anche nelle raccolte precedenti, si è sempre posta la mitologia del quotidiano, colta qui nel suo paesaggio privilegiato, soprattutto quello lucano…ma anche quello del Nord Est dove vive e lavora…” E’ la “mitologia del quotidiano” ad ispirare una poesia tanto semplicemente elegante.
Luciano Nota, Tra cielo e volto, Ed. del Leone, 2012
Maurizio Rossi
Luciano Nota è nato ad Accettura (Matera). Laureato in Pedagogia e Lettere Moderne, vive e lavora come educatore a Pordenone.
Ha pubblicato “Intestatario di assenze” (Campanotto, 2008); “Sopra la terra nera” (Campanotto, 2010). Ha visto pubblicate sue poesie su svariate riviste ed antologie; molte ne sono state lette nella Trasmissione Rai Radiouno Zapping. E’ presente sul blog di Poesia Rainews24 a cura di Luigia Sorrentino.
Pubblicato il 23 marzo 2016