Su Dario Bellezza e «Morte segreta»

Recensione e poesia di Francesco Paolo Memmo

 

Ho conosciuto Dario Bellezza (5 settembre 1944 – 31 marzo 1996) nei primissimi anni Settanta, quando cominciai a collaborare al Supplemento Libri di «Paese Sera». Lui già vi scriveva da qualche tempo e aveva appena pubblicato il suo primo e già così importante libro di versi, «Invettive e licenze» (Garzanti, 1971). Ne nacque un’amicizia molto “a distanza”, nel senso che non ci fu mai una vera frequentazione, ma ogni volta che ci incontravamo mi dimostrava una grande affettuosità.

Oggi, nel giorno in cui avrebbe compiuto 82 anni, voglio ricordarlo riproponendo una poesia (fa parte del mio ultimo libro di versi: «Explicit», Il Labirinto, 2026) che ho scritto qualche anno fa quando il mio amico Patrizio Lombardi mi chiese se potevo prestargli un qualche suo libro.

Fra quelli che conservo nella mia libreria scelsi per lui «Morte segreta» (Garzanti, 1976).

Questa è la poesia che dà il titolo alla raccolta di Dario Bellezza:

Ora alla fine della tregua
tutto s’è adempiuto; vecchiaia
chiama morte e so che gioventù
è un lontano ricordo. Così
senza speranza di sapere mai
cosa stato sarei più che poeta
se non m’avesse tanta morte
dentro occluso e divorato, da me
prendo infernale commiato.