Sinfonia del mare di Guglielmo Aprile

Recensione e scelta di poesie di Maurizio Rossi

 

“Pozzo delle domande degli uomini, / sete che intride ogni bocca di sale: / chi sei davvero, mare, che nasconde / la tua aperta ferita, l’orizzonte.” Il mare -origine della vita – è una realtà ricca e complessa, e una categoria di pensiero che è stata declinata lungo tutta l’arte, non solo poetica; l’Autore gli aggiunge l’attributo “Pozzo delle domande” per indicare gli interrogativi che l’umanità si  pone e gli pone sull’origine della vita, il divenire dell’esistenza, il movimento, le maree e tutte le creature che lo abitano. Bellissima è l’immagine dell’orizzonte come “aperta ferita” del mare, incisa ripetutamente dall’orizzonte del cielo.

Austero, ma anche scherzoso, il mare sembra divertirsi con le sue stesse onde, mentre si srotola al largo“…e dà per gioco la caccia alle onde;/ ora ad un sonno immemore/  si arrende, e ora delira/  e schianta la sua corsa / contro gli scogli, e il suo rotolo gonfio/  al largo scioglie…”

Aprile usa immagini che rivelano una consuetudine emotiva con il mare e danno ragione di un titolo apparentemente scontato, ma che in realtà “descrive” il divenire, i ritmi, le mutevoli forme del mare. Come in ogni sinfonia musicale si presentano temi che s’intrecciano, si sviluppano, ritornano, si ripetono, mai vissuti uguali, perché arricchiti dalle variazioni; così in questa raccolta le composizioni sono numerose e alcune sembrano ripetersi, anche se in realtà, come nel caso di “Frontiera” e di “Soglia” declinano aspetti diversi del “limite” e forse sono necessarie entrambe.

Le poesie sono ben costruite, ricche di riferimenti e di “immersioni” nei miti e nella scienza. Così, nel respiro del mare l’Autore ode  l’eco di tamburi, al ritmo dei quali danzavano i primi uomini; contempla il mare che, a guisa di Orfeo, “piange un figlio mai tornato” …“troppo presto rapito/ da un Averno che ha lungo la battigia/ la sua soglia vorace.; lo assimila ad una creatura mitologica che  “…ingoia e vomita i suoi figli/ senza numero, e spande il suo respiro/  stanco, pesante di belva che dorme/  da millenni…./”.  

La soglia, ripete ancora il limite dell’orizzonte, confine del reale -inizio e fine, morte e vita – mentre il tutto del mare è unica onda che fonde tutte le vite. Come un solo istante moltiplicato all’infinito, l’unica onda adombra il tutto del tempo.

L’originalità di Guglielmo Aprile sta nella stessa poesia filosofica, capace di svolgere una riflessione profonda, quasi senza che il lettore se ne accorga: egli, ammaliato dalle immagini che si inseguono come una mareggiata e si ripetono come si susseguono le onde, si addormenta, cullato dalla risacca dei versi.

 

Soglia

 

Il mare piange un figlio mai tornato:

ascolta, invoca un nome

e lo ripete a vuoto

fino allo sfinimento, tante volte

quante le onde che fanno al suo grido

una ironica eco,

e andare in cerca sembra

anche se esausto, in una via deserta,

da solo e scalzo, sotto il temporale,

di qualcuno, chiamandolo

a piena voce: implorante Orfeo

di un volto che le ombre reclamarono,

troppo presto rapito

da un Averno che ha lungo la battigia

la sua soglia vorace.

 

 

Riomaggiore

 

La risacca su questa spiaggia ha un suono

sordo, cupo, un bramito prolungato

quasi animale, quando le sue gole

aspirano ciottoli e li rovesciano

sulla battigia, in una ininterrotta

ruminazione uniforme; ogni istante

il mare ingoia e vomita i suoi figli

senza numero, e spande il suo respiro

stanco, pesante di belva che dorme

da millenni. Voce possente: sale

da un regno inabissato sui fondali

in cui ho abitato, forse alga o pesce,

ho nuotato in una città sommersa

prima di nascere; voce che sembra

ora chiamarmi, sussurrarmi “Vieni,

non indugiare, torna a queste acque

e lascia che ti trascinino al largo”.

 

 

Battesimo

 

La baia, con il suo profilo curvo,

scava una culla

sospesa tra nuvole ed onde:

nel suo profondo grembo

io mi corico, e piano

disteso su di un fianco, prendo sonno

su questa spiaggia, embrione

delle galassie, e il mio corpo consegno

alla sabbia, alla sua carezza calda

che mi battezza a una seconda nascita

più vera e pura; mi fa oggi il mare,

non di carne, da madre.

 

 

Dormiveglia

 

Nel dormiveglia, sento spesso il mare:

il suo respiro calmo,

regolare, il suo polso

che batte lento, senza sforzo, a un ritmo

possente, sempre uguale,

da quando letti di granito accolsero

le sue gigantesche ossa;

e la sua voce sento

lambirmi quasi il cuscino, il suo canto

che al sicuro mi scorta

nel sonno, ninna nanna

il cui suono fa il mondo

tornare bambino; e il suo corpo

sento, anche se lontano,

che si gonfia e che si contrae, qui accanto

a me, lo sento respirare piano.

 

 

Il mare, ascolta, sembra che respiri

 

Stetoscopio del mare, camminare

sulla battigia: leggo

nell’umida labile striscia

che l’onda traccia sulla sabbia il grafico

di un cuore che batte all’unisono

anche in me e in ogni cosa che respiri;

e mi sembra, dal largo,

che una serie di colpi su un tamburo

perduto sui fondali, si succedano

per la distanza quasi impercettibili

eppure a un ritmo costante, sicuro,

eco di quando danzavano al buio

in cerchio i primi uomini, riuniti

intorno a un fuoco, a un altare di pietra.

 

 

Universale

 

Cortine si diradano di nubi,

drappi di nebbia svelano

più limpide e più ampie

le distanze allo sguardo

che spazia sullo specchio d’improvviso

rischiarato del mare;

sull’orizzonte è scritto

che non sono reali né l’inizio

e né la fine, né morte e né nascita

e che il tempo non è

che un solo istante, ma moltiplicato

per se stesso infinite volte; e come

tutte le onde di una sola onda

fanno parte, così tutte le vite

in una sola vita il mare fonde.

 

 

Guglielmo Aprile, Sinfonia del mare, Ed. Il Convivio, Castiglione di Sicilia (CT) 2021

 

 

Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978. Attualmente vive a Verona. È stato autore di alcune pubblicazioni di poesia (“Il dio che vaga col vento”, 2008; “Primavera indomabile danza”, 2013; “L’assedio di Famagosta”, 2015; “Il talento dell’equilibrista, 2018; “Elleboro”, 2019; “Farsi amica la notte”, 2020) e di studi critici sulla poesia del Novecento e su alcuni classici della tradizione letteraria italiana.