Silenzio della sera, una poesia di Fabio Prasca

Ecco, di seguito, una poesia di Fabio Prasca, scritta nei momenti più bui del contagio, quando ancora non si intravvedevano i segni di una possibile resurrezione.

 

Silenzio della sera

 

Ti è pesante il silenzio della sera.

Con le voci d’irrequieti bambini,

ebbri di giochi e corse a primavera,

Piazza dei Consoli,  più non consoli,

più non brulichi d’una spensierata umanità.

Ormai tutto (anche l’addio ai più cari) avviene in contumacia,

senza difesa o un accenno di protesta.

Più tardi, è il rombo interiore

del mortifero bollettino quotidiano

che ti tien desto

e, come coro greco,

dei rantoli delle corsie

la notte fa risuonare.

Ma il sentore del giorno

ancora toglie al petto

i notturni deliri

e ridona speranza

l’albeggiare.

 

FABIO PRASCA, nato a Roma nel 1967, vive da sempre al Tuscolano, dove ha frequentato la Casa dei Bambini di viale Spartaco, magico luogo di sperimentazione della libertà responsabile, fondata nel 1950 da Flaminia Guidi, allieva di Maria Montessori. Dopo il liceo classico, la laurea in giurisprudenza e l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, ha lavorato alla Camera di Com­mercio di Reggio Emilia, all’Avvocatura del Comune di Roma e all’Enea. È avvocato dell’Agenzia Spaziale Italiana. Agli inizi degli anni ’90, ha cominciato a interessarsi alla poesia dialettale del Novecento grazie all’antologia curata da Mario Dell’Arco e Pier Paolo Pasolini. Ispirato dalla lettura della raccolta di sonetti Daje de tacco… di Claudio Verdini, figlio di Raul, si è cimentato nella scrittura di sonetti in romanesco. La stornellata de Pinocchio (Cofine 2020) è la sua prima pubblicazione.

 

Pubblicato il 13 aprile 2020