“è la poesia/ che sortita da lo stuccio/ fa l’amore co l’inzogni” (è la poesia/ che uscita dallo scrigno/ s’innamora dei sogni) (tracce). “suscita sogni/ vento autunnale dell’est/ cadono foglie” (miniature). Mientras que/ en la pagina/ brotan visiones// y la mi alma/ vive (invece nella pagina/ si aprono visioni// e la mia anima/ vive) (chiaroscuri). “è in noi quel giardino/siamo uomini e donne/dell’eden non dell’inferno//ci sono strade per andare lontano” (visioni).
In qualsiasi direzione si voglia leggere la raccolta “Scrigno” di Rosaria Di Donato – dall’inizio o dalla fine – trovo che ci sia un itinerario ben preciso: tracce di parole compongono miniature di pensieri e d’emozioni, dove gioca la luce in chiaroscuri e accende visioni. Ovvero, le visioni trasformate da luci e ombre, divengono miniature – piccole, perfette – che conservano tracce, segni delle visioni.
È il cammino della scrittura e della lettura, del pensiero e dell’emozione:“Ci sono strade per andare lontano” e una di queste è la poesia, freccia scoccata dalla penna della poetessa per raggiungere il lettore, purché il lettore si faccia bimbo, “perso in giochi di luce e di colore”: la luce per vedere e comprendere, il colore che fa emozionare. Come il suono e il senso delle parole, dalla Di Donato scelte e composte assieme con la stessa “fedeltà” del suo sguardo. Restando dentro “la solitudine dell’artista” che evoca “dall’antro gelido della parola” il suono integro, senza alcuna “tessitura” e artificio umano, per rendere il tempo dell’esistenzanitido e schietto.
Tutto questo, perché il sogno non muoia e le emozioni si fondano in “brillìi d’azzurro”.
Ma cos’è questo sogno dell’autrice? Mi sembra lo dica lei stessa: “è la tensione psichica che vorrei non venisse mai meno”; penso ancora una volta all’arco che si tende per scagliare frecce che non uccidono e non offendono, dardi di fuoco che non brucia, messaggi di bellezza e di umanità “vita nascosta/ sbriciolando comete/ accendo anche te” perché l’amore, non solo il suono, è “inconsutile”. Così è senza cuciture, interruzioni, incertezze, la lotta aperta contro il regime dominicano di Trujillo ad opera delle tre sorelle Mirabal, seviziate e uccise “Volevano essere farfalle/ le sorelle mirabal/ e fu proprio quel giorno/ che iniziarono a volare” morte, prima ancora di precipitare con la loro automobile in un burrone. Sogno, il loro; sogno anche la tensione psichica alla memoria delle vittime dei femminicidi e dei loro orfani “non c’è sole per loro al mattino” .
Da dove nascono i “sogni” della poetessa?“sono nata in un angolo di cielo/ dove il vento rincorre nuvole/ e spazza via la tristezza” ; da un luogo definito -pur dentro l’immensità- dove c’è vento, movimento -vita – in grado di spazzare via le nuvole – ombre – che nascondono calore e luce del sole. Non solo. I suoi sogni nascono dalle proprie radici, si nutrono di esse: i nonni, i genitori, la terra, persino gli alberi – l’ulivo secolare “nuovo anno aggiunge/ un nodo al ramo/ un altro cerchio al tronco” – e i fiori: il bianco fiore del loto, col suo rizoma nel fango; la camelia con il suo candore che “rischiara stanze abitate dal mare” ; il fiore del melo, che stupisce “di fragranza più dolce / al suo profumo schiudersi/ intatti ricordi dell’infanzia”.
Così, lo “scrigno” di Rosaria Di Donato appare non come un portagioie da aprire, ammirare e richiudere, magari dopo aver scelto un monile per un’occasione importante: lo vedo come una borsa di viaggio, uno zaino da portare sulle spalle, colmo di vita con le sue emozioni e timori, ricordi e desideri, grida di dolore per l’umanità ferita e canto di gioia per i suoni-profumi “di gemme in boccio”. Ricco di ciò che la parola poetica accoglie, contiene e restituisce.
Canto nuevo
es para ti
este canto nuevo
que brota del profundo del alma
que llueve sobre el mundo
que inunda la ciudad
que cubre las cimas de las montanas
porque te busco pero no te encuentro
te llamo pero no me escuchas
te espero
y entonces te sueno
amor de mi vida
nuovo canto è per te/ questo nuovo canto/ che sgorga dal profondo dell’anima/ che piove sopra il mondo/ che inonda la città/ che copre le cime delle montagne// perché ti cerco ma non ti incontro/ ti chiamo ma non mi ascolti/ ti aspetto// e allora ti sogno/ amore della mia vita
la rotta
chiedere al vento
dov’è la soglia
che conduce altrove
e disegnare
con lo sguardo al cielo
la rotta per i sogni
irrealizzati
lascito
il quartiere
misurato
con il tuo passo
padre
ora mi è più caro
ogni angolo vivo
nel suono – profumo
di gemme in boccio
il tempo intriso
d’attese lo sguardo
che dai muri sorride
nuovo stupore
nei giorni infonde
rinnovata primavera
la solitudine dell’artista
gabbie di vetro
cingono il sogno
che s’infrange puro
cavalcando ingiustizie
caotici pretesti
malgoverni
guerre
non riposa l’estro
del poeta e dall’antro
gelido della parola
evoca il nuovo
l’inconsutile suono
che il tempo
rischiara
Rosaria Di Donato, Scrigno, Amazon It. Log. TO, 2025
Rosaria Di Donato è nata a Roma dove vive. Laureata in filosofia (quadriennale e specialistica), ha insegnato in un liceo classico statale. Ha pubblicato cinque raccolte di poesia: Immagini, 1991; Sensazioni Cosmiche,1993; Frequenze D’Arcobaleno,1999; Lustrante D’ Acqua, 2008; Preghiera in gennaio, 2021. Ha partecipato all’antologia Nuovi Salmi a cura di Giacomo Ribaudo e Giovanni Dino, Ed. I Quaderni di CNTN, 2012. Alcuni suoi testi sono presenti in Voci dai Murazzi 2013, antologia poetica a cura di Sandro Gros Pietro, Ed Genesi, 2013. Ha partecipato con il gruppo Poeti per Don Tonino Bello alla realizzazione di Un sandalo per Rut Oratorio per l’oggi, Ed. Accademia di Terra D’Otranto – Collana Neobar, 2014. È presente in numerose antologie, con poesie in lingua e in dialetto; ha preso parte a numerosi reading e iniziative celebrative. Partecipa al blog Neobar. Vincitrice di premi di poesia, si interessa di arte, cinema e fotografia. Dal 2016 fino al lockdown ha curato un laboratorio di scrittura creativa nel liceo dove insegnava.