Sartie, lune e altri bastimenti di Paola Casulli

Recensione e scelta di poesie di Anna Maria Curci

Il titolo della raccolta più recente di Paola Casulli, Sartie, lune e altri bastimenti, introduce in maniera accattivante a temi, sfondi e contesti che hanno il pregio di assumere ruoli diversi con il  procedere delle liriche che la compongono.

Mare, vento, pioggia e isola – l’isola nativa, Ischia peraltro mai nominata, e poi una «Capri imprecisata», «l’isola perduta oltre ogni dire», «l’idea di un’isola» o, ancor più nettamente, l’isola tout court – sono infatti personaggi insieme agli amanti e al loro dialogo antico e pur sempre rinnovato, con continui mutamenti di prospettive. L’io lirico, in questo dinamico scambio di ruoli, sembra a tratti attribuire proprio a sé e agli altri umani il ruolo di imbarcazioni in un fluire che a volte trascina, a volte ristagna.

D’altro canto, come gli umani (e il tempo in cui vivono, «scafo mobile dei giorni») si fanno natanti, così gli elementi marittimi del titolo, sartie e bastimenti, prendono le forme di sentimenti umani. Le sartie vanno allora lette anche come legami e segnali di partenze e ritorni, pegni di attese e spie di quella nostalgia che qui abbraccia tutto l’etimo del termine italiano: desiderio acuto, anche doloroso, di tornare. I bastimenti, con la fantastica stiva del gioco di nomi e lettere iniziali che si faceva da bambini (“è arrivato un bastimento carico carico di…”), da un lato rimandano all’interrogazione permanente intorno alla parola, pertinente, “vera”, acuta, dall’altro, con il loro “arrivare”, espresso non a caso in francese, lingua nella quale il verbo ‘arriver’ significa sia arrivare sia accadere («Il arrive – Il est déjà arrivé»), alludono all’arduo incontro, non di rado scontro, tra parola e accadimento.

In un paesaggio nel quale l’elemento marino è dominante, l’azzurro si manifesta, così come all’occhio umano la distesa delle acque, in molteplici variazioni. Chi legge si imbatte spesso nella versione plurale dell’aggettivo cromatico, così come nel blu, ancora più profondo. Attenzione, tuttavia: azzurre e blu non sono solo le acque marine, ma caviglie umane, rocce e fiori, iris e genziane innanzitutto. E c’è un altro colore che prende la scena, con il suo carico di connotati e simbologie: il rosso, qui rappresentato nella complessità di indossare capi di questa tinta; il rosso, che al ristagno, alla bonaccia, oppone il carattere di decisione difficile.

Dinamiche e caratteristiche fin qui additate sostanziano, rendono felicemente complessi e arricchiscono i testi che in questa raccolta prediligo, i testi, vale a dire, che hanno nella incisività della formulazione la forza di sollevarsi a comprendere piani universali, i testi che condensano, con tocchi rapidi e sapidi, nodi dell’esistenza umana nella storia (il riferimento al passato ha, anche se solo per lievi tocchi allusivi, per la menzione di una stagione o di un mese, una collocazione storica alla quale è possibile risalire) e nella natura, nelle sue multiformi manifestazioni sul pianeta che abitiamo.

Paola Casulli, Sartie, lune e altri bastimenti, La Vita Felice, 2017

 

© Anna Maria Curci

E mi prende

la privazione di quel mare lontano

fatto di isole e pesci, pochi uomini.

Striate d’azzurro le notti stormiscono di melograni.

Meridiane vicende, che sanno

di balzi e di lucertole sull’urto del sole,

le nostre pietrose incomprensioni vanno

snodandosi tra genesi e naufragi

e ci tolgono all’amore, alla tensione del corpo nel corpo.

Mi prende la voglia di te,

dei rimorsi di maggio e l’acre intelligenza degli ideali.

Socchiudo gli occhi

e di quel mare che odora di luce non scordo

neppure la mia stessa voce che dice

————-addorméntati addorméntati

che dal vicolo spira il maestrale,

porta le voci e le ossa degli alberi chiari

porta cent’anni di sole e un’ora per

————————la rêverie nostalgica

—————————dei nostri passati.

 

*

Parlami di un’altra vita

che si innalza e getta pioggia nelle crepe dei portoni.

Tutt’intorno un mare aperto cieco di arcipelaghi

a scordare le nevicate dei pittori nei quartieri

e le immagini riflesse in brevi istanti negli specchi.

È accaduto che guardarti restare sveglio

all’alba di una Capri imprecisata

mi abbia dato l’ordine di un’isola perduta oltre ogni dire

a proteggere qualcosa rimasto fisso

sullo scafo mobile dei giorni, dondolante

nell’azzurro dei tuoi occhi

a svelare

il me in te.

 

*

E venne il vento

a tenerci la spina dorsale dritta. A noi

che in quel luogo non c’era mai stata casa,

solo porti, navi e notti che sapevano di fuga

con i versanti giù per il mare

o dritti su, verso il monte

in quel limite insuperabile del male.

Noi, a esser meno soli

a lasciarci indietro mattini di rivolta

a chiederci quale luogo potesse tuttavia

essere più chiaro e più tenue

di quello che pur ci ha lasciato andare.

 

*

Il rosso è difficile da indossare

quasi come accordare un violino.

E mi cadono gli occhi

sulle intonazioni sbagliate

a schiodarmi le suole dalle vecchie stagioni.

 

*

Il giorno che arrivai sulla spiaggia

con la mia onda all’incontrario e mani

protese contro la duna che sembrava franare.

Quel giorno dico,

ci fu l’abbandono del fuoco, la fuga dalla verità.

Io e te ci siamo perduti

nell’istante della pagina bianca,

il deterioramento di ogni parola

che non trova fibra, carta, mano

per dire Amore.

Ed io a chiedermi

oscuramente dove

la soglia dei nostri deserti.

 

*

E tu sei stato

una vita a somigliarmi.

Non so nemmeno quanto

a disegnarmi

l’idea di un’isola

la forma di uno stato di coscienza.

Quasi a evidenziare le rocce blu

laggiù, nell’innocenza che non si impara,

nel risveglio che ci abitava

quando godere o trascurare di aver goduto

era obbedire al rischio

l’errore di proclamare l’ignoto

catturato ed ingabbiato.

Dove girare lo sguardo ora?

Che vorremmo una mano posata sulla spalla

e il fiato della terra fare un passo indietro.

Niente più gabbiani sull’acqua.

Solo pochi sono rimasti, in questa città marina

a prendere il silenzio.

Paola Casulli nasce a Ischia ma vive da qualche tempo tra le colline del Monferrato. Poetessa, fotografa, giornalista, pubblica tre raccolte di poesia: Mundus Novus (Ed. Del Leone), Phitekoussai, racconti di un’isola (Ed. Kairos), Di là dagli alberi e per stagioni ombrose (Ed. Kolibris) e due brevi poemetti – MitoGrafie e Lontano da Itaca, quest’ultimo è stato portato a teatro con successo a Verona, con coreografia della stessa Casulli. Organizza eventi culturali in tutta Italia e scrive per varie testate giornalistiche. Incanto Errante è il suo blog di fotografia di reportage e di racconti di viaggio.

pubblicato il 26 febbraio 2018