Sampietrini di Angelo Zito

Nota e scelta di poesie di Maurizio Rossi

 

“Su li banchi de legno der liceo/ c’è rimasta l’impronta de la mano/ che imparava a compità quer ritornello/ na storia antica che nun m’abbandona/ rosa rosae rosae rosam rosa rosa…”  Con questa “Impronta” in esergo, introduce la sua nuova raccolta Angelo che, non pago di tanti lavori ed esperienze di vita, si dedica alla Poesia e alla storia della nostra Città; normalmente sui banchi di legno, come sappiamo, veniva inciso e scritto ogni pensiero e stato d’animo di chi era passato nell’aula, ma l’impronta della mano è ciò che connota la persona, è un segno di riconoscimento,  e anche il battere ritmico della metrica, il segno della fatica dell’apprendere.

Intanto Flumen fluit, scorre il fiume, come il tempo, e avanzando su di esso come nell’età, occorre sempre più tenere “la barca cor timone controllato” non perdere l’attenzione perché “er progresso va avanti e nu’ lo fermi”; mai perdere il senso e la direzione, se “in quella fissura tra er guasi e er tutto/ te devi dà da fa’, c’è tanta robba”. Le dentali ripetute devi da da, con l’espiro finale del fa, richiamano bene il battere e la fatica dei posatori dei “sampietrini”, in passato diffusissima pavimentazione delle strade di Roma; mentre la fissura tra er guasi e er tutto, oltre ad essere il già e non ancora bilico, è chiaramente il tempo dell’esistenza,  tra sogni, progetti, speranze,  realizzazioni e ricordi. “’Sto firme che ciò in testa nu’ lo fermi/ nu’ riesco più a trovà l’interuttore/”

ma a volte è sufficiente fare una bevuta dal nasone, la fontanella, per smorzarli; poi si ritorna ai due passi e “caschi dall’apparenza dentro ar vero”come ci ricorda la “Prospettiva der Boromini” a Villa Spada:“l’illusione/ cià lo sguardo buttato ner futuro/ sempre si nun trova su la strada/ un muro che appare come fosse er Vero.”

Il Romanesco di Zito, svolge in apparente semplicità temi profondi ed aspri, che danno “Smarrimenti”: è l’animo romano malinconico e mai depresso, che s’adatta a tutto, anche al semplice gesto del “cricche” sul sorcio, il mouse, che aggiorna il programma, mangiandosi con indifferenza il bianco e nero del passato, insieme con le Romane, le statue, li Santi, la Fornarina, li peccati, le indurgenze, la Marmaja;  con attenzione costante all’accento, che può essere un trampolino per prendere lo slancio nel futuro: “noi fermentamo su l’accento piano/ er trampolino pe’ noi è ‘na piattaforma/ stamo ancorati a tera sur sicuro/…”mentre altri- i francesi – usano l’accento tronco con cui “stai in pizzo ar trampolino/te fai notà da tutti, sembri er mejo,/ ma er passo è breve, pòi cascà de sotto/”. Esempio di come, con naturalezza e con “garbata presa per i fondelli” si fa, in una stessa poesia, autoironia, critica all’altrui “grandeur”e una piccola lezione di grammatica e metrica; gli si può perdonare, perciò, qualche “inciampico” ritmico!

Anche se confessa “me so’ svejato tardi co’ li versi” Angelo riconosce che è “mejo tardi che mai”; anzi, il verseggiare lo stimola alla ricerca, lo spinge a scrivere ancora, a incontrare gente, a mantenersi “rigazzino” nel tempo circolare del calennario e dei ritmi quotidiani. E anche se Lei (la commaraccia secca belliana) bussa e ribussa ogni anno al suo portone, gli basta non aprirle e restare alla finestra; e “quello spione attorno a noi/ quello che ‘na vorta era ‘n’amico/…che nun fa sconti/” la specchiera, basta che la tolga dall’ingresso di casa, perché non rifletta più la sua immagine e i suoi pensieri.

 

Dedica

 

A chi dedicherò sto libro?

A te che hai avuto er gusto de sfojallo.

Scrive du versi è come passà er tempo

la fatica de la mente nun cià un costo

dichi…

ma la carta e la stampa so’ un lavoro

e come li lavori va pagato.

Si in trattoria la carbonara è bbona

ar trattore nun jabbasta er comprimento

pretende che sii pagata la fatica.

Così è per libbro

“Bello , me piace, lo ricconto in giro”

e si è n’amico manco te ringrazzia.

Amico le parole stanno a zero,

si è vero che te piace quanto ho scritto

pijate pure er libbro

ma paga er conto come in trattoria.

 

 

Er grappolo

 

L’amichi l’amore

le gioie le speranze i desideri

li sbaji li rimpianti le bucie

e le parole sbandierate ar vento

so’ tanti chicchi der grappolo

magnati giorno pe’ giorno a uno a uno.

Der grappolo c’è rimasto er raspo

manco un seme ‘na buccia, un ricordino,

ma a settemre ricomincia la canzone

canteremo lo stesso ritornello.

A li chicchi ce semo affezzionati.

 

 

Er libbero arbitrio

 

 

Si t’arzi mezzo assonnato la matina

co’ la chicchera de caffè callo ne la mano

t’avvicini a li vetri e guardi fora

pensi a quanto te po capità ne la giornata

nun sai che appena sorti da la porta

er distino ha già guasi tutto scritto

…guasi tutto

e in quella fissura tra er guasi e er tutto

te devi dà da fa, c’è tanta robba.

Cammina omo cammina.

 

Angelo Zito, Sampietrini, Balzanelli, Monterotondo (RM), 2019

 

Angelo Zito è stato regista e autore televisivo e di teatro. Ha pubblicato il romanzo “La tentazione del manubrio” nel 2017; una traduzione di poesie di Orazio, Catullo e Sulpicia “E non sarà peccato amarci, amore…” nel 2015; le raccolte di poesia e prose “Chicchere e chiacchiere pe’ le strade de Roma” nel 2018; “Catullo e Lesbia fanno l’amore da più de dumila anni” una rivisitazione delle poesie di Catullo in romanesco; la plaquette “Ponte Mirvio” nel 2020. Per le sue opere ha ottenuto svariati riconoscimenti.

 

 

 

Maurizio Rossi

 

 

 

Pubblicato il 11/3/2020