Salisano celebra l’arte e la poesia

Grande successo per la seconda edizione di “Salisano in Poesia” e “Salisano in Pittura”

 

Salisano, borgo gioiello della Bassa Sabina, ha concluso con straordinaria partecipazione la rassegna dei suoi eventi estivi, unendo arti visive e poesia grazie al doppio appuntamento promosso dal Comune in collaborazione con la Regione Lazio e il SICBAS, con il supporto attivo della cittadinanza e della comunità locale.

Dopo il successo della seconda edizione dell’estemporanea di pittura “Salisano in Pittura”, svoltasi lo scorso 8 agosto, che ha visto trionfare Umberto Mari di Tivoli, seguito da Concetta Daidone di Pineto e da Mauro Del Vescovo di Fara in Sabina, l’attenzione si è spostata sulla poesia con la cerimonia di premiazione della seconda edizione del concorso internazionale “Salisano in Poesia”, tenutasi lo scorso sabato 22 agosto in piazza Vittorio Emanuele III.

L’evento, fortemente voluto dall’Amministrazione comunale guidata dalla sindaca Gisella Petrocchi, ha registrato una significativa partecipazione di autori e appassionati. La giuria d’eccezione — presieduta dalla professoressa Antonella Giordano e composta da Giulia Capo, Valerio Cera, Claudio Cerreti, Pino Di Buduo, Maria Cristina Fattori e Paolo Neri — ha valutato i numerosi componimenti giunti anche dall’estero, dedicando un momento di omaggio agli ottant’anni della Repubblica Italiana.

Nel corso della cerimonia sono stati proclamati e premiati tutti i vincitori delle diverse sezioni. Per la Sezione A (“Buon compleanno Repubblica Italiana”), i riconoscimenti sono andati a Paolo Emilio Urbanetti con Confessione, a Vittorio Rocchi con Il sogno di un secolo e alla Quinta A della Scuola elementare San Benedetto di Rieti con Repubblica, luce che resta. Per la Sezione B (poesie in italiano a tema libero), i premi sono stati assegnati a Luigia Serafini con L’ultimo accordo, a Carlo Lelli con Mal di mondo e a Paola Allegri con A Teresina. Infine, per la Sezione C (poesie in dialetto), i vincitori sono stati Ernesto Pietrella con Se chiama vita (dialetto romanesco), Vincenzo Ciancarelli con La quarta orde (dialetto reatino) e Alfredo Dionisi con U entu (dialetto cantaliciano).

La manifestazione, che ha visto tra gli altri la presenza della fotoreporter Priscilla Macellari, ha confermato la grande vitalità culturale di Salisano e la sua vocazione a promuovere il territorio attraverso forme di turismo culturale e letterario di alto livello..

Le poesie vincitrici delle tre sezioni:

Sezione A

Confessione

A ripensarci, no

non posso dire

onestamente

di averci mai creduto

fino in fondo

che noi lo cambiavamo

questo mondo

non sono così buono

lo confesso.

Però fu bello illudersi e gridare

felici nelle piazze

che ancora pochi mesi

e poi niente più razze

né fasci né borghesi.

Ipocriti e infantili?

E sia, ve lo concedo

ma è meglio questa via

prudente e già tracciata

scontata e sospettosa

di ogni meraviglia

ostile alla più piccola follia

che senza alternative

percorrerà mia figlia?

(Paolo Emilio Urbanetti)

 

Sezione B

L’ultimo accordo

Nella bottega del silenzio

antico il legno pulsa

come un cuore vivo.

Ogni fibra trattiene un respiro del mondo.

Le stelle dormono in forma

di violino, una cometa

veglia, stanca di buio, come

un pensiero che non sa

morire.

Un ragazzo entra, neve negli occhi,

tra le mani un suono spezzato, tremante.

«Può salvarlo?»

«Sì,» dice il liutaio piano,

«ma la ferita canterà per sempre.»

La colla è perdono che scalda

il respiro, la segatura polline

d’anima pura.

Ogni colpo di lima è un rosario

di pace, ogni truciolo, un

ricordo che respira.

All’alba, il legno

ricorda la luce. Il

ragazzo suona:

nasce la nota,

fende il silenzio e accende le stelle.

La musica scende sulle ferite

del mondo, le accarezza, le

accorda, le cura.

Come mani che pregano in due lingue diverse.

«La pace,» sussurra il liutaio,

«non si scrive, si intona.

È un suono che non muore,

una ferita che ha imparato a brillare.»

E la cometa, tremando

nel cielo, indica umile,

eterna

la direzione del cuore.

(Luigia Serafini)

 

Sezione C

Se chiama vita…

Nun viè come la voi; se chiama vita

de solito lei viè, come je va,

se te la manni bene, ‘st’impunita

capace puro che te po’ bastà.

Po’ capità che voi falla fenita

perché te sei stufato de campà,

ma poi c’è sempre ‘n antra aripartita

de solito la vita te la dà.

Ce sta chi dice che è un po’ ‘na mignotta

che va co tutti e nun se fà riguardo,

a vorte è fredda e a vorte invece scotta.

Te devi accontentà de ‘sta minestra;

ma stà sempre appizzato co’ lo sguardo,

che ‘n fonno, è ‘n affacciata de fenestra!

(Ernesto Pietrella)

Veduta di Salisano (RI) piazza Vittorio Emanuele III