Quattordici poeti nella Maratona poetica di Roma Colli Aniene

Il 28 settembre 2018 si è svolta nell’Ambito della XIX edizione de L’Arte nel Portico. Una scelta di testi

Il 28 settembre 2018 si è svolta nell’Ambito della XIX edizione de L’Arte nel Portico un intensa ed emozionante Maratona poetica in cui hanno letto loro testi editi ed inediti i poeti Gino Bellardini, Bruno Cimino, Valentina Ciurleo, Oreste Confalone, Aurora Fratini, Licia Gaglio, Maria Lenti, Bruno Lijoi, Vincenzo Luciani, Andrea Mariotti, Roberto Pagan, Cristina Polli, Maurizio Rossi, Irene Sabetta.

Hanno impreziosito e reso più armonico e affascinante l’evento i canti eseguiti magistralmente da “I Cantori di Paula Gallardo Serrao” diretti dalla loro appassionata e multiforme Maestra che ha stretto con le sue coriste un legame molto stretto con il quartiere, nel quale vantano numerosi estimatori. Al termine tutti premiati da una ‘premiatrice’ d’eccezione, la giovanissima e sorridente Maria Elèna Serrao.

Ecco qui di seguito alcuni testi declamati nella Maratona poetica.

 

 

GINO BELLARDINI,

 

Il volo

 

La vela mi porta galleggiando

verso la valle solitaria.

Sorvolo le case del Serrone

e il campanile…

Laggiù troverò La Forma

e l’atterraggio.

Volare orizzontale

distaccato quel tanto

a controllare gli eventi

a volte negativi della vita,

planando

incontro alle bellezze

che saprai cogliere:

il naso di un bambino che guarda,

un gabbiano al mattino,

una stella nella notte,

l’alba…

Riprendo a volare.

 

 

Gino Bellardini è nato ad Anagni (FR) da famiglia contadina, ha trascorso l’infanzia a Sgurgola. È stato macchinista delle Ferrovie. Dal 1960 vive a Roma. Compone poesie in lingua, in romanesco e in dialetto ciociaro.

 

 

BRUNO CIMINO,

 

 

E se …

 

E se anche non ci fosse più il giorno

dopo la notte

ed il cielo rimanesse senza stelle

ed i prati senza fiori …

e la musica senza note.

E se anche la gente più non sorridesse

neanche a se stessa

ed i bambini fossero già vecchi

e le fiabe non si raccontassero più …

e la storia non avesse un futuro.

E se anche  la terra rimanesse vuota

ed il mare si asciugasse

e la pioggia, il vento, il sole perissero,

niente mi toglierebbe quell’unico attimo

di pensiero eterno

per gridarti ancora e per sempre

ti amo!

 

 

Bruno Cimino è nato a Tropea, vive a Roma. E’ stato Presidente del Movimento dei Liberi Pensatori; Direttore artistico e Presidente del Tropea Film Festival; Direttore responsabile de Il Mecenate e del Gazzettino di Tropea e Dintorni e, tuttora, di Periferie. Ha scritto e diretto i film Karma, Non per tutti è Natale, Un amore chiamato Tropea. Principali pubblicazioni, sono: Inchiostro di sangue (Syntesis Ed. Milano ; Riflessioni (Nuovi Autori, Milano 1985); Ragioni e Intuizioni (M.L.P. Roma 1990); Misantropie (Trophaeum Ed., Roma 2001); Amo la mia terra (Trophaeum Ed. Roma 2002); Gurnéa (Meligrana Ed., Tropea 2009); Storia di Tropea a fumetti (Meligrana Ed., Tropea 2011); I cosi quandu si cùntunu parunu nenti (Meligrana Ed., Tropea 2017); Esortazioni (Meligrana Ed., Tropea 2017).

 

 

 

VALENTINA CIURLEO,

 

 

Esilio moderno

 

Quel grumo nero, intasato

occlude i sensi.

Se penso al mio silenzio

alla sete, mi chiedo ha senso il sapere?

È vago il desiderio della conoscenza

pretende tutto ,molla la presa

senza voltarsi.

Esilio moderno, piazza virtuale:

arbitri connessi,

spettatori voraci,

rapaci, incapaci.

Ma la fuga è volto

mi rivolto.

Isolamento coltivato

nella terra dei corpi

-Piccoli mondi sparsi-

 

[Il libro sperduto, vive dentro]

 

Valentina Ciurleo è nata a Roma il 12/10/1973 insegna alla scuola primaria. Scopre di avere la scrittura dentro di sé e di svilupparla attraverso un contesto emozionale profondo ed interiore. Da ottobre 2015 partecipa al laboratorio di poesia “…in bilico sui versi”, presso il caffè letterario Mangiaparole. Partecipa a laboratori di poesia con l’Ombra delle parole – rivista letteraria internazionale. Legge sue liriche presso il tempio di Marcello e presso l’Isola dei poeti – info sito www.valentinaciurleo.com

 

 

 

ORESTE CONFALONE

 

 

Primavera

 

Sento nell’aria un profumo

odore della primavera

e tutto risveglia pian piano

e il mondo non è più com’era.

C’è  un mandorlo appena sbocciato

s’allieta e sorride il mio cuore

e resto a vedere incantato 

i tanti boccioli in fiore.

E sento una piccola voce

soavemente sussurra, 

il bene è più forte del male; 

per un tempo pare che muoia

poi non sai come riappare.

 

 

Oreste Confalone è poeta amatoriale in italiano e in dialetto, vive nel quartiere romano di Colli Aniene.

 

 

 

 

AURORA FRATINI

 

Prighiera

 

Patrenostro

damme o’ pa’ ‘ella dine

vigliu teo,

che straccumortu carpo alla ter’egliu celo

ndo’ sta’ tune.

Dammegliu ‘o pane teo

ch’assorve e che pirdona

che de essa ‘ngora addora

davendro a ssa baracca

dagliu nome teo sandificata.

Patrenostru,

a ssa’ calla de‘state

‘ndo e’ cicare so’ stracch’ello canda’

‘e bestie stracche e pascula’

‘a mundagna senza sape’ ndo i’

e io straccu ‘e nu muri’,

dammegliu ‘sso pa’.

Mo’ che i’ tembo segna a partenza

mo’ che sto ‘nvaccia agliu murittu

che s’affatta agl’ortu teo.

Patre,

i’ sole da passo alla sera

porteme agliu furnu

ndo’ sendu ‘e va’ cantennu

amata mea

allo sfurna’ pegl’angiuli.

Benedici s’urdimu pa’

portame alle mani see

‘nvarinat’e nuvoli.

E cuscì sia.

 

PREGHIERA – Padre nostro / dammi il pane quotidiano, / il tuo, / che faticosamente strappo / alla terra del cielo / dove tu sei. / Dammelo il tuo pane, / che redime e perdona, / che ancora odora di lei, / in questa vecchia casa / santificata dal nome tuo. / Padre nostro / nella calura dell’estate / dove le cicale sono stanche di cantare / le bestie stanche di pascolare / i monti senza meta / e io stanco di non morire, / dammelo questo pane. / Ora che il tempo segna il distacco / ora che sono di fronte al muretto / che affaccia sul tuo orto.

Padre, / il sole cede posto alla sera, / conducimi al forno / dove sento va cantando / la mia amata / mentre sforna per gli angeli. / Benedici quest’ultimo pane / portami alle sue mani / infarinate di nuvole. / Così sia.

 

 

Aurora Fratini è nata a Roma nel 1961, è laureata in Lettere ed è Presidente dell’Associazione Culturale Terzo Millennio di Sambuci. E’ autrice e regista di 7 commedie in dialetto e 13 in lingua. Per l’Archivio Storico di Poste Italiane ha collaborato a diverse pubblicazioni, alla catalogazione di testi storici, alla realizzazione del fondo storico-fotografico dell’azienda ed al recupero di reperti rari ed antichi. Su invito del Comune e della Parrocchia di Sambuci ha pubblicato opere dedicate ai culti e alla tradizione del paese. E’ arrivata prima classificata al Premio di poesia e stornelli inediti nei dialetti del Lazio “Vincenzo Scarpellino” nelle edizioni 2011 e 2014; seconda classificata, al concorso nazionale “Salva la tua lingua Locale” edizione 2014; prima classificata nello stesso nell’edizione 2015. Per due rappresentazioni di carattere storico ha ricevuto l’Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica Italiana.

 

 

 

LICIA GAGLIO,

 

 

Mare d’inverno

 

Mare d’inverno

luce di madreperla

sospiro d’onda.

 

Battito d’acqua

è palpito di cuore

ora cede

ora avanza

così la mia

Speranza.

 

 

Vive a Roma, scrive testi poetici e teatrali e tiene letture pubbliche nelle biblioteche. Ha collaborato alla creazione della “Casa delle Poeisie di Centocelle. Ha pubblicato nel 2018 la silloge Ombre e Luci.

 

 

 

MARIA LENTI, 

 

 

Addì 20 marzo 2011

 

Sparano dalla tv

tutti quanti canali e giornalisti

un’altra guerra

non c’è voce contraria

contraddittorio

un “no” d’amico

una diversità politica

perché politica agisca

prima dei soldi

marginalità di vènti

di pensieri-avvertimenti

gridano, per di più,

le camarille

le canatterìe (chiedo scusa ai cani)

in coda, sottovoce, i morti arsi

bruciati a mille.

 

Primi resoconti dell’intervento in Libia.

 

Maria Lenti, poetessa, narratrice, saggista, giornalista, è nata e vive a Urbino. Studiosa di letteratura ed arte. Tra i suoi libri: Versi alfabetici, 2004, Cambio di luci, 2009 (finalista al premio di poesia “Pascoli”), Giardini d’aria, 2011 (racconti), l’antologia di poeti italiani contemporanei Dentro il mutamento, 2011, Effetto giorno (scritti critici), 2012, Cartografie neodialettali, 2014, (sui poeti neodialettali di Romagna e d’altri luoghi), gli studi Amore del Cinema e della Resistenza, 2009 e In vino levitas. Poeti latini e vino, 2014,  Ai piedi del faro, 2016 (poesie), Certe piccole lune, 2017 (racconti). Nel 2006 ha vinto lo “Zirè d’oro” (L’Aquila). È presente in molte antologie di poesia, di racconti e di interventi socio-culturali.

 

 

 

BRUNO LIJOI, 

 

 

Naufrago

 

Scruta l’orizzonte,

vuoto,

la mano agli occhi

e l’ansia

che si fa calcina

intorno al cuore.

Un sudore amaro,

che brucia la pelle

e pietrifica gli occhi,

viene cullato

dallo sciabordio delle onde

e dal rantolo del motore.

L’immensità vuota

è pronta ad inghiottire

l’ennesimi boccone amaro

che pervicacemente

scruta l’orizzonte

in cerca di pietà umana.

Nessun presagio in vista

porta sollievo

a membra sfatte

ma l’ansimare del mare

sollecita una resa calcificata.

 

 

Bruno Lijoi, nato a Sant’Andrea Apostolo dello Ionio (CZ), si trasferisce sulle orme del padre a Gaeta per poi stabilirsi definitivamente a Roma. Nella capitale affronta gli studi classici e consegue la laurea in Scienze Politiche. Ha pubblicato dodici libri che spaziano dalla narrativa alla poesia e dal romanzo alle fiabe.

 

 

 

VINCENZO LUCIANI,

 

 

Il caffè di Achille Serrao

 

Ora che svito e avvito la bialetti

e mi preparo il caffè

ed è un sabato mattina

qui a fianco ti vedo:

il colpetto di tosse,

ripetuto, la

sigaretta sul labbro

perpetua, tu che passi

e ripassi la mano sulla fronte

a spianare le rughe.

Ce lo beviamo caldo,

con le tre “C”, sul balcone

parlando di poeti, di poesie e di

fesserie quotidiane. “Buono

il caffè”… Fumando. “Perché

una prima e una

dopo: la felicità”.

 

Poi clemenza chiara… avvenne Paula

ed avvenne Maria

’a vita mia, ruoto ’e casa, d’oro

 

E quel caffè si perse per via.

 

 

Vincenzo Luciani è nato nel 1946 a Ischitella nel Gargano, dal 1975 vive a Roma dove dirige il mensile di informazione locale Abitare A. È fondatore dell’Associazione e della rivista di poesia Periferie. Dirige il Centro di documentazione della poesia dialettale “V. Scarpellino”. Ha pubblicato le raccolte di poesia: Il paese e Torino, (Salemi, 1985); per le Edizioni Cofine: I frutte cirve (1986), Frutte cirve e ammature (2001), Tor Tre Teste ed altre poesie: 1968-2005 (2005), La Cruedda (2012), Straloche/Traslochi (2017) e numerose ricerche sui dialetti delle provincie di Roma, Latina, Frosinone, Viterbo.  

 

 

 

ANDREA MARIOTTI

 

 

Emoticon

 

Più non mi parla occulto in libreria

il dizionario di greco, di me

si vergogna per essermi piegato

alle faccine ovvero all’afasia

rispondendo ai messaggi su whatsapp.

Sbrigativa sintassi oggi vantiamo

giacché il tempo è tiranno; questo l’alibi

degli australopitechi in noi latenti.

Arcadia e Crusca un brutto sogno udite,

o lirici dei social in crescendo!

allergici poi siam tutti al telefono

fisso, patetico rudere di ieri:

d’uopo i messaggi, le chat e le mail…

dove stai andando, umanità perduta?

negli autobus li vedi i nuovi oranti,

le teste curve sui sacrali schermi

in viaggio verso l’idiozia, o noi

dal gregarismo ludico guidati!

 

 

Andrea Mariotti è nato a Roma, città dove vive. Laureato in Lettere Moderne presso La Sapienza con una tesi sullo Zibaldone di G. Leopardi. Ha pubblicato tre raccolte di poesia: Lungo il crinale, Bastogi Editrice Italiana, 1998; Spento di sirena l’urlo, Ibiskos Editrice Risolo, 2007 (silloge con la quale ha vinto nel 2010 per la Sezione Libro Edito di Poesia, il V Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa “VOCI 2010”, Venezia-Mestre); e Scolpire questa pace, Edizioni Tracce, 2013 (secondo classificato per Sezione Libro Edito di Poesia alla seconda Edizione del Premio “Mario Arpea”, Rocca di Mezzo, L’Aquila, 2015). Il poeta è stato incluso nel 2013 nella antologia L’evoluzione delle forme poetiche ( Kairòs Edizioni, 2013). Figura in Rete all’indirizzo andreamariotti.it. È stato redattore della rivista letteraria I Fiori del Male.

 

 

 


ROBERTO PAGAN

 

Aida

 

Non è Naomi, regina d’atelier, Africa vera è questa

portatrice di colori e vento sulla striscia

della battigia, il collo eretto, coronata il capo

di cercine, cornucopia di giunchi

in bilico. Ma saldo il piede

morde nella rena mentre l’anca è un vortice

mulinello di spume. Il viso d’ombra appena un balenio

d’occhi e di denti, avanza incurante del chiasso

balneare – altrove il suo pensiero – tra nudità esibite

brune di lozione. Porgere con pazienza elitre

diafane di libellule, corsetti di farfalle

a madri e figlie che vociano, prove ripetitive

   ossidate movenze    d’abiti e scialli, altercano, badano

a lucrare sul prezzo. Lei sorride in tacito diniego. Indi raduna

gli agili corredi, li inalbera alle grucce, ne fa vele

vessilli e riprende la sua marcia Aida

trionfale   

 

 

Roberto Pagan è nato nel 1934 a Trieste.  Scrittore, critico e poeta, la sua opera in versi è compresa in: Sillabe, 1983; Genealogie con ritratti, 1985; Il velen dell’argomento, 1992, Per linee interne, 1999; Miniature di bosco – 101 haiku, 2002; Vizio d’aria, 2003, Il sale sulla coda, 2005, Archivi dell’occhio, 2008 (vincitore premio “Minturno” 2009), Alighe, 2011 (vincitore del premio “Città di Ischitella-Pietro Giannone” 2011); Le belle ore del Duca, 2012 (premio speciale della Giuria del “Premio nazionale di poesia Mario Arpea”, Rocca di Mezzo, AQ, 2016); Robe de no creder (Cose da non credere). Versi in dialetto triestino,  2014 (finalista al premio “Salva la tua lingua locale” 2015); Una finestra sul mondo. Antologia, 2015). Nel 2015 ha raccolto nel volume Un mare d’inchiostro. Pagine su ‘pagine’ e altri cabotaggi la sua produzione critica degli ultimi quindici anni. Dal 1969 vive tra Roma e la Maremma toscana.

 

 

 

CRISTINA POLLI, 

 

Tutto e ogni singola cosa

 

A decantare questo succo di fibre d’anima

si depositerebbero sul fondo residui

di dolori e potrei raggiungere

l’ebbrezza

con nettare di sogni

e di visioni,

trovare anch’io il mio Lete

e perdermi nell’oblio,

ma poi vuoterei il bicchiere fino alla feccia,

ché non ti saprei Amore se non prendessi

tutto e ogni singola cosa di te.

 

In Tutto e ogni singola cosa, Edilet 2017, p. 53

 

 

Cristina Polli è nata a Terracina (LT) e risiede a Roma dove insegna in una scuola primaria. Ha conseguito la laurea in lingue e letterature straniere moderne – Tedesco; si interessa di plurilinguismo e si occupa di formazione in didattica delle lingue. Cura un blog personale Gateway to fourth dimension https:////cristina-polli.blogspot.it. È tra gli autori segnalati al Premio “L’albero di rose 2017” e finalista al Premio Internazionale di Poesia “Don Luigi Di Liegro” 2016.  Nel luglio 2017 è stata pubblicata da Edilet la sua raccolta poetica d’esordio, Tutto e ogni singola cosa, vincitrice del concorso “L’albero di rose”2018.

 

 

 

MAURIZIO ROSSI

 

 

Senza titolo

 

Scriviamo per comprendere

o per essere com-presi?

Per nominare cose

o per aver un nome?

 

Guardo il mio cane, placido

stare ad occhi chiusi,

come antenna un orecchio

ma l’ altro rilasciato.

 

Un abbandono al sogno

ai suoni un’attenzione,

tale la soluzione

del poetare presente.

 

Sul viso scalda il sole,

il brivido alle spalle,

nel verso non c’è ragione

che leghi cause ad effetti.

 

23/3/18

 

Maurizio Rossi, medico specialista in pensione, ama scrivere in lingua e in dialetto romanesco. Nel 2008 ha pubblicato "Dal pozzo al cielo" ; nel 2009 "Tempo di tulipani" Nel 2011 “Sono aratro le parole” ;nel 2014,  “Che resta da fare”;nel 2015, la raccolta in romanesco, “Cercanno leggerezza”, "L’alchimista" è giunta finalista al premio "Laurentum" 2009; "Ma è si…cura?" in romanesco, menzione di merito al Premio "Poesia in omeopatia" 2013. Nel 2017 II nella sezione “Stornelli” al Premio “Vincenzo Scarpellino” per i dialetti del Lazio; nel 2018 II Classificato per la sez. “Poesie” e finalista nella sez. “Stornelli” del medesimo concorso. Collabora con scritti e recensioni al sito “Poeti del Parco”; è nella redazione di “Periferie”E’ socio de "La Primula", associazione tra  volontari e famiglie di disabili. E’ tra i promotori dell’Associazione “Casa delle Poesie Centocelle” nel territorio del V Municipio.

 

 

 

IRENE SABETTA

 

 

Infinite volte

 

Mi tuffai

nella palude al tramonto

e chiesi alla mente sottile

che regola

i flussi migratori

e l’imprevedibilità

del caldo e del freddo

di sfatare

la storia inutile

di civiltà sommerse.

Riemersi dall’acqua

bassa di un estuario

in Cornovaglia

con un occhio in tasca

che fu una perla

e sarà un occhio

e poi una perla,

infinite volte.

 

 

Irene Sabetta Vive ad Alatri dove insegna inglese al liceo. Ha pubblicato, per FrancoAngeli, un saggio all’interno del libro La mediazione scolastica. Scrive poesie e molte di esse sono presenti in antologie. Nel 2015, si è classificata prima al concorso Augusto Tacca e, nel 2017, è stata finalista al Festival della Lentezza con un racconto breve e al premio letterario Don Luigi Di Liegro.  La casa editrice LietoColle ha scelto alcune sue poesie per l’Antologia iPoet 2018 e per l’Agenda poetica Il segreto delle fragole. Haa pubblicato una plaquette dal titolo Inconcludendo con l’editore Escamontage e ha ricevuto una menzione di merito al premio Lorenzo Montano per la prosa poetica Sogno horror. Suoi testi sparsi si trovano sulla rete (Poetarum Silva, Patrialetteratura, Neobar, Gateway to the fourth dimension, I poeti del parco). Collabora con il sito Atlante delle residenze creative di Tiziana Colusso.