Questa di Grazia Scuderi è voce di saggezza modulata in costanza di dedizione e gratitudine verso le semplici cose. Nasce da un avvertito sentimento del e per il mondo che si presenta sempre nuovo, primizia che si pone all’attenzione del cuore mentri a matina ianchia. Ogni giorno è una scoperta, rivelazione e rinascita che un linguaggio asciutto, oggettivo trasforma in precisa nominazione di segni, tracce, frammenti con cui comporre un insieme. Come nei precedenti esiti anche in Primintìu (Primizie, Cofine 2025), raccolta vincitrice la trentesima edizione del premio nei dialetti d’Italia “Ischitella-Pietro Giannone”, si ricompone alla luce del giorno e a ogni passo il mondo tassello per tassello, lo si tocca e si accoglie con gli occhi. Da elementi minimi, da piccole e grandi cose con cui colloquiare, stabilire una intimità, la poetessa appronta un disegno-discorso oggettivo rigoroso e limpido anche attraverso intuizioni, sprazzi di luce tradotti dal cuore e dalla mente in pagine cristalline. Luce che sorge da un punto stanziale, il conosciuto luogo quotidiano unni stari/mentri a terra/cancia culuri (dove stare/mentre la terra/cambia colore). Radici, dunque, nella poesia di Scuderi, catina /ca s’allonga /e s’arritira (catena / che si allunga / e si ritira) in accezione di andata e ritorno tra due stagioni (estate e inverno, in primis) e di avvicendamento tra le generazioni nel moto circolare del tempo.
Nell’intensità dei versi de U cumpassu (Il compasso) ogni fogghia riflessa di l’arbulu si movi ie scumpari pi poi turnari raccapu sulu girannu i ita (ogni foglia / riflessa / dell’albero / si muove / e scompare / per poi tornare / di nuovo / solo / agitando / le dita), emerge di Grazia Scuderi la singolare capacità di condensare in inusuali immagini liriche una oggettività peculiare, originale.
Tutto è primizia, inizio senza interruzione di continuità, che dall’interno d’una domesticità visiva e tattile pienamente vissuta, da un microcosmo affettivo si riversa all’esterno e d’intorno e in alto, e perciò tende all’infinito. Spostato il punto di vista, rimane intatta e attingibile (in anima e sensi) la fiducia con cui la poetessa incontra e abbraccia il mondo: Caminu senza scantarimi aspittannu ciuri novi (Cammino / senza paura / aspettando / fiori nuovi), perché macari u disertu pò ciurìri (anche il deserto può fiorire), possibilità che si concreta nella parola-casa di poesia in cui dimora, più che la speranza, la certezza di essere altro che polvere e nebbia. L’esistenza è molte cose, perciò l’esortazione a Non campari/’nto munnu/comu ’n ospiti straniu,/’n riflessu scunchiurutu,/na copia a testa sutta (Non vivere / nel mondo / come un ospite estraneo, /un riflesso banale, /una copia rovesciata).
Nota biobibliografica
Grazia Scuderi, avvocato, è nata a Catania nel 1964. Ha pubblicato per Editore Rosenberg e Sellier in Quaderni di Sociologia vol. XLVII, 2003.31, Politiche di sostegno al reddito dall’assistenza alle politiche attive, il saggio dal titolo: L’ascensore come situazione sociale problematica. Suoi scritti sono apparsi sulla rivista “La Terrazza”. In poesia ha pubblicato la plaquette in italiano Armonie e dissonanze (2014) e quella in dialetto Ciriminacchi (Edizioni Novecento, 2019). Nel 2021 è stata finalista al Premio Ischitella-Pietro Giannone con la raccolta con A testa sutta e nel 2022 si è classificata seconda con la raccolta, poi pubblicata, C’era n’isula (Roma, Ed. Cofine, 2022).