Per me è giunto il momento (nel 2026 – come dicono gli inglesi – sarò 80 anni vecchio) di incominciare a tenere più in conto le mie forze e le giuste pressioni dei miei familiari che sostengono con me, con difficoltà crescenti, un’attività di informazione indipendente, quotidiana, e nel prossimo anno taglieremo il traguardo dei nostri 40 anni di informazione libera, sempre più faticosa perché autofinanziata.
Un articolo di Teresa Maria Rauzino
da L’Edicola p. 21 martedì 6 gennaio 2026
L’EPILOGO
Quando la cultura si ferma Vincenzo Luciani lascia il Premio Pietro Giannone
Dopo ventidue anni il poeta di Ischitella si congeda dal riconoscimento da lui ideato. La fatica del volontariato intellettuale e la fragilità di progetti affidati a una sola persona
Ci sono iniziative culturali che non nascono per decreto, né per strategia, né per convenienza. Nascono per ostinazione, per passione, per amore di un luogo. Il «Premio Ischitella– Pietro Giannone» è stato una di queste. E proprio per questo la decisione di Vincenzo Luciani di non proseguirne più l’organizzazione, dopo ventidue anni, non è soltanto una notizia: è un segnale. Un segnale che interroga il rapporto tra cultura e territori, tra volontariato intellettuale e istituzioni, tra energia individuale e sostenibilità collettiva. Perché il Premio non è stato un evento occasionale, ma un lavoro continuo, faticoso, spesso silenzioso. Un lavoro che ha trasformato un piccolo paese del Gargano in un punto di riferimento nazionale per la poesia, dimostrando che anche dalle periferie può nascere qualità, confronto, autorevolezza.
Un impegno solitario
Luciani ha fatto tutto questo quasi da solo, con la collaborazione di una giuria qualificata, di sponsor locali, di amministrazioni via via disponibili, ma soprattutto mettendoci tempo, competenze, credibilità personale. Dalla lettura delle raccolte poetiche alla pubblicazione dei volumi, dall’organizzazione degli e venti alla cura degli ospiti, ogni edizione ha richiesto un impegno che, col passare degli anni, è diventato sempre più pesante. E nell’ultima, come lui stesso racconta, le difficoltà si sono sommate, fino a rendere evidente ciò che spesso si preferisce non vedere: la fragilità di un sistema che si regge su una sola persona. La scelta di fermarsi, motivata innanzitutto dall’età, non ha nulla di rinunciatario. Al contrario, è una scelta di responsabilità. Responsabilità verso se stessi, verso la famiglia che da anni condivide il peso di un’informazione indipendente e autofinanziata, verso il valore stesso del lavoro culturale, che non può essere dato per scontato né consumato fino allo sfinimento di chi lo produce.
Domande aperte alla cultura.
Colpisce, in questa vicenda, la dignità del congedo. Nessuna polemica, nessuna recriminazione, nessuna richiesta di riconoscimento tardivo. Solo gratitudine: per l’Amministrazione comunale, per i collaboratori, per i poeti di tutta Italia che hanno dato senso al Premio. E insieme, una consapevolezza amara ma lucida: l’amore per il proprio paese non può diventare una condanna a reggere da soli ciò che dovrebbe essere patrimonio condiviso. La fine del «Premio Ischitella–Pietro Giannone » non è dunque solo la conclusione di un’esperienza. È una domanda aperta. Che cosa accade alla cultura quando chi la sostiene non ha più forze? Chi raccoglie il testimone? E soprattutto: siamo ancora capaci di riconoscere, prima che sia troppo tardi, il valore di chi lavora nelle periferie, lontano dai riflettori, per costruire senso, memoria e comunità? A queste domande il Premio ha risposto per ventidue anni con la poesia. Ora resta il suo esempio. E la responsabilità di non disperderlo.
Commenti
A seguito della pubblicazione dell’articolo sono pervenuti numerosi commenti e testimonianze sul Premio Ischitella-Pietro Giannone e sull’operato di Luciani. Nel ringraziare tutti quelli (davvero tanti!) che li hanno manifestati sia direttamente che tramite il profilo facebook ecco qui di seguito alcuni tra i più significativi.
Luigi Ianzano: …queste scelte sono comprensibili e rispettabili ma sono anche duri colpi, benché ognuno di noi sia consapevole che prima o poi devono compiersi: nulla è eterno e tutto cambia. Qui la lode per l’operato meritorio e la gratitudine per quanto ognuno ha luminosamente ricevuto. Conforta la sicurezza del tuo continuare ad esserci, in altri modi compatibili con l’età che avanza. Sarai avvolto dalla malinconia ma gioisci, perché la tua impronta e la tua eredità splendono notevolissime.
Luigi Bressan: Caro Vincenzo, in 22 anni hai fatto un lavoro per la poesia come pochissimi e con tanta visibile passione. Dal mio angolino te ne sono infinitamente riconoscente. Ti auguro tanta salute per questo e per i prossimi anni.
Dante Maffia: …questa tua decisione evidenzia un fatto culturale orribile: un premio regge la lunghezza d’una vita? Non si è venuta a creare mai una struttura, un qualcosa che possa sostituire la persona per poter continuare un cammino culturale importante?
Prendo atto delle tue decisioni con sommo dispiacere pur non essendomi mai interessato del Premio Ischitella-Pietro Giannone.
Michele Lalla: Mi dispiace che qualcosa finisca, dà un senso di vuoto, ma mi sembra una decisione saggia. Anch’io vedo che arranco e sono un po’ piú giovane. Un abbraccio affettuoso e speriamo di rivederci in qualche iniziativa di “Periferie”.
Nadia Mogini: Caro Vincenzo, prendo atto della tua decisione e ne comprendo pienamente le ragioni. Spero, tuttavia, che proseguano le altre attività e la pubblicazione di PERIFERIE.
Lino Angiuli: …La tua scelta e la tua comunicazione sfondano in me una porta aperta, perché anch’io, come te, mi sto affacciando, con la complicità del padreterno, sul numero otto (classe 1946), e avverto il bisogno di potare rallentare selezionare, consapevole che la disponibilità energetica non si ricarica solo con la passione e con le buone intenzioni, quali sono quelle che ti hanno portato a lavorare sodo e a lungo in favore della poesia e della paesìa. Grazie per quello che hai fatto e che, con i necessari tagli, ancora vorrai e potrai fare. ti sono comunque vicino nella consapevolezza che per noi umani l’impresa più difficile consista nell’accettazione dei limiti.
Elio Fox: Caro Vincenzo, gli ammainabandiera fanno sempre soffrire, non solo per chi è costretto a farlo, ma anche per quel mondo circostante, che ora si trova davanti un vuoto. Il tuo era un impegno gravoso, stressante e te lo dice uno che ha avuto un percorso culturale ed associativo simile al tuo. Io ho 96 anni e dieci anni fa ho tirato i remi in barca. Ero direttore di 6 periodici di volontariato culturale, fra i quali «Ciàcere en trentin», una rivista trimestrale di 64 pagine, uscita per 30 anni, che era anche il collegamento con la madre terra di 190 Circoli trentini nel mondo. Sono ancora oggi presidente di 6 associazioni, fra cui il Cenacolo trentino di Cultura dialettale, che ho fondato quaranta anni fa, e da allora ne sono il presidente, non perché ambisca ai vertici, ma perché nessuno dei soci (15) vuole il mio posto. Abbiamo organizzato anche noi dei concorsi, uno di quali dedicato a Biagio Marin, che mi ha onorato con la sua amicizia.
La vita, comunque, per fortuna non finisce con la fine dei nostri impegni culturali. La famiglia (spesso trascurata) è un’oasi di conforto, le amicizie rimangono e il tempo libero è tutto nostro.
Gianni Iasimone: che brutta notizia, ma, ma quanto ti capisco. Organizzare un Premio come ormai lo storico Premio Ischitella, o un Festival, contando solo sulle proprie forze col tempo ha a che fare con l’eroismo o, più precisamente, col masochismo… Inutile dirti che mi dispiace e che puoi, valutando le forze in campo, ripensarci, ma immagino che la decisione è stata meditata, rimuginata, valutata, nonostante l’amore per il paese che porti nel cuore. La poesia è una sana patologia con cui si può convivere anche senza eventi mondani, se al contempo rimane un saluto, un abbraccio, un sorriso. Fuor di retorica, cose che non bisogna mai abbandonare. Quindi, sicuramente, avrai, avremo modo di ritrovarci per e in nome della poesia.
Andreina Trusgnach: la prima cosa che mi viene da dire è “ti capisco”! Perché ti capisco davvero. Però, però… quanta tristezza!!! Ovviamente soprattutto per te, che sei stato il motore di tutto questo meraviglioso marchingegno, ma anche (sicuramente) per tutti noi che vi abbiamo partecipato. Il bello è che potrai continuare ad essere orgoglioso (per sempre!) di tutto ciò che sei riuscito in 22 edizioni a regalare a decine e decine di poeti neodialettali e alla tua Ischitella. Il tuo Premio rimarrà nel mio cuore e proseguirò nel raccontare, a chi avrà il piacere di ascoltare, le esperienze meravigliose vissute grazie ad esso. Comunque, sappilo, io continuerò a fare finta che il bando scada a fine aprile, altrimenti dove troverò l’ispirazione e la spinta per racimolare almeno venti / trenta nuove poesie all’anno??? Il panorama dei concorsi letterari non sarà più lo stesso, senza il Premio Ischitella – Pietro Giannone e senza di te. Posso solo ringraziarti di vero cuore per l’impegno che hai profuso (davvero a 360°) in tutti questi anni, per l’encomiabile accoglienza che ci hai dato, per l’energia e gli splendidi sorrisi che hai elargito.
Pierfranco Uliana: …quanto hai dato ai poeti d’Italia è stato veramente rimarchevole: grazie a te ha preso forma uno straordinario atlante dei dialetti che rimane nella storia non solo ‘periferica’ della poesia. Grazie al Premio ho potuto conoscerti e ritrovare in te quel profondo sentire che è lo stesso del mio e che sale da comuni radici secolari, autenticamente italiche e popolari (anche se il popolo forse non esiste più, se non nella nostre poesie) Che le pietre, il mare, il cielo e gli ulivi d’Ischitella durino nel tempo!
Enzo Del Vecchio: Caro Vincenzo sei stato, con Pietro Comparelli , una pietra miliare nella storia di Ischitella. La storia non si può cancellare. Un grande grazie a te e a Pierino: siete stati capaci di regalare a Ischitella una immagine bellissima e autenticamente divulgatrice dell’anima profonda dei nostri meravigliosi territorii. Sta ora alle nostre giovani generazioni il compito di proseguire su questa strada. Viva la poesia dialettale, custode del nostro spirito primigenio!
