Premio della Critica Vico del Gargano ad Eraldo Affinati

Per il romanzo autobiografico La Città dei Ragazzi

La Giuria del Premio Letterario Vico del Gargano (giunto alla sua decima edizione) in accordo con l’Amministrazione comunale della cittadina garganica ha deciso di istituire uno speciale Premio della Critica.

La Giuria ha assegnato il Premio della Critica 2008 allo scrittore Eraldo Affinati per la sua opera La Città dei Ragazzi (Mondadori, 2008).

Il premio verrà consegnato all’autore, che sarà presentato dal Presidente della Giuria prof. Daniele Maria Pegorari dell’Università di Bari, domenica 24 agosto ore 20,30 in Largo Terra dove si terrà anche la Premiazione X Concorso letterario Vico del Gargano 2008.

Eraldo Affinati nato nel 1956 a Roma dove insegna letteratura alla Città dei Ragazzi, pubblica articoli su svariati quotidiani e settimanali. E’ stato finalista nel Premio Strega e nel Premio Campiello, con il libro Campo del Sangue (1997). E’ autore anche di Veglia d’Armi, L’uomo di Tolstoj (Marietti, 1992; Oscar Mondadori, 1998), Soldati del 1956 (Marco Nardi, 1993; Oscar Mondadori, 1997), Bandiera Bianca (Mondadori, 1995; Leonardo, 1996; Oscar Mondadori, 1999), Patto Giurato, La Poesia di Milo De Angelis (Tracce, 1996), Uomini pericolosi (Mondadori, 1998; Oscar Mondadori, 2000), Il nemico negli occhi (Mondadori, 2001), Un teologo contro Hitler (Mondadori, 2002), Secoli di gioventù (Mondadori, 2004), Compagni segreti (Fandango Libri, 2006), La Città dei Ragazzi (Mondadori, 2008).

Nella Città dei Ragazzi (Mondadori), suo undicesimo libro, lo scrittore romano, giornalista e insegnante di italiano e storia, ha narrato una storia particolare, dove si intrecciano un viaggio in Marocco con due allievi, il rapporto di un insegnante con la comunità di recupero della Città dei Ragazzi, le storie dei ragazzi stranieri, tra cui moltissimi musulmani, e quella travagliata della famiglia dell’autore.
“E’ come se accompagnassi alla maggiore età mio padre, anche lui orfano” ha detto del suo libro l’autore.

Di storie Eraldo Affinati ne ha sempre raccontate molte, partendo dalla propria esperienza di vita, incapace di inventarne una per sua stessa ammissione Ho bisogno di scrivere per capire quello che ho fatto nella vita. Anche se sotto la forma di romanzo, è quindi un libro autobiografico.

Dice Affinati: “E’ la storia della mia esperienza alla Città dei ragazzi, la comunità educativa che sta alla Pisana a Roma, nata dopo la seconda guerra mondiale quando un sacerdote cattolico irlandese Carroll-Abbing decise di dare un tetto agli orfani italiani che avevano perduto tutto. I ragazzi avevano bisogno di ricrescere, ritrovare un’identità, ricostruire la propria vita. Così Abbing volle creare una città una città dentro la città, concepita così anche nelle istituzioni, con l’elezione del sindaco, l’assemblea, una moneta, gli assessori alla sanità, allo sport. Da tempo tutti i ragazzi sono stranieri, afgani, maghrebini, slavi, e sono minorenni, dai 14 ai 18 anni. Dopo la maggiore età devono andare via, finisce il permesso di soggiorno per minore età, trovare un lavoro per continuare a studiare. diventare adulti.”

Più di una storia si intreccia nel libro, con la vicenda esistenziale dell’autore: “Mio padre è stato un orfano, figlio di una ragazza madre che è morta quando era appena un ragazzo. Idealmente è come se insegnando agli orfani oggi, io risarcissi mio padre di quello che non ha avuto.  Anche mia madre è stata protagonista giovanissima di un avventura terribile, orfana di padre, partigiano fucilato, riuscì a fuggire dai vagoni diretti ai Campi. Sono figlio di due persone che mi hanno comunicato un senso di vuoto e smarrimento che però non sono riusciti a elaborare. Io vengo dal nulla, i miei avevano la 5° elementare, a casa non c’era un libro. Capisco lo sconforto e lo smarrimento dei ragazzi, e loro percepiscono che tra noi c’è un segreto comune.”

21-07-2008