In un’edizione agile alla lettura, dai contenuti ben approfonditi e documentati con un’ampia bibliografia, questa antologia critica si propone di tracciare le linee guida della poesia dialettale di una regione poco estesa, ma con divisioni territoriali e caratteristiche storico-sociali che hanno determinato una situazione linguistica assai diversificata. Dopo avere esplicitato le ragioni dell’isolamento culturale, per cui solo a partire dal periodo dell’Unità si può situare l’inizio della moderna poesia dialettale umbra, Francesco Piga sintetizza gli elementi essenziali di ogni decennio, evidenziando i motivi per cui da inizio Novecento e fino al secondo dopoguerra la lirica in dialetto scompare quasi del tutto (Cesare Vivaldi notava come fossero “periodi nei quali si hanno rimatori, prima a Terni e poi a Perugia, ma nessun vero poeta”). La situazione migliora a partire dagli anni Cinquanta, dopo che Pasolini aveva ricostruito e valorizzato il ricchissimo panorama della poesia dialettale italiana nella famosa antologia, per raggiungere una piena maturità negli anni Settanta, quando negli istituti universitari si diffondono studi sui dialetti e su riviste si pubblicano poesie e testi critici. Ma è negli anni Ottanta che questi studi linguistico-antropologici convergono a definire l’identità dei dialetti umbri e a determinarne le caratteristiche preminenti; parallelamente Renzo Zuccherini cura l’antologia La poesia dialettale in Umbria, che raccoglie e ordina in senso geografico le produzioni poetiche della regione.
“Negli anni Novanta la poesia in dialetto umbro raggiunge l’alto livello dei migliori poeti dialettali del resto d’Italia”: forte di questa convinzione, Piga dedica un ampio spazio dell’introduzione ai poeti pubblicati negli ultimi decenni, evidenziando gli elementi che, pur nella specificità di ciascun autore, delineano un orizzonte comune. In particolare la finalità etica, che cerca di opporsi al disagio per un’attualità in continuo degrado attraverso “il rapporto con ciò che degli elementi naturali si è fatta sostanza interiore, la storia civile, religiosa e culturale”, in un’ideale continuità con la propria tradizione letteraria che risale a San Francesco e Jacopone da Todi.
Ogni poeta è introdotto da una presentazione critica e un’aggiornata bibliografia, a partire dai due poeti di fine Ottocento (Miselli e Leonardi) fino al più giovane Luigi Maria Reale (1972). Per mostrare il livello raggiunto dalla poesia dialettale umbra contemporanea, è opportuno soffermarsi su alcuni autori nati tra la fine degli anni ’40 e ’50, la cui scrittura è sostenuta da una consapevolezza critica tale da rendere esplicite le istanze personali e culturali su cui si fonda la loro poetica. E da delineare un panorama variegato e complesso, e perciò particolarmente fecondo per tutta la nostra letteratura.
Se nella poesia “molto ben costruita a livello formale, colta per i molti e continui riferimenti, e sempre tesa a far riflettere” di Paolo Ottaviani, la parola “è ormai scissa dalla sua matrice d’origine” e ha smarrito il legame con le cose; assai diversa, se non opposta, appare la ricerca poetica di Anna Maria Farabbi, dove il dialetto “attraverso la sacralità dei linguaggi e dei segni” viene recuperato e usato “per ottenere una scrittura legata al paesaggio, terragna, di intensa potenzialità espressiva”. Per l’io eretico di questa poetessa, nel dialetto di Montelovesco Ogni briciola è rumore / che suscita eco / e l’eco a stormo / mi scaraventa indietro. Verso “una dimensione primigenia e ancestrale per ritrovare il nucleo della cultura e delle memoria biologica e geologica”, commenta Piga, sottolineando come il preciso piano teorico della Farabbi apra “prospettive inedite per la poesia in dialetto umbro”.
Vanno citate altre due poetesse, legate al dialetto perugino. Ombretta Ciurnelli, nei cui testi raccolti ne La città del vento “la città rivive nella duplice veste linguistica, quella locale e quella nazionale, entrambe raffinatissime (…), le cose presenti e le storie del passato perdono i connotati reali e si rivestono di un’aura magica, metafisica”. E Nadia Mogini: limpidezza ed essenzialità sono i tratti caratteristici di una poetica che schiude “spiragli su dimensioni più vaste, universali, per chi sa andare oltre la ragione e il senso del reale”.
La presentazione dei poeti più significativi è accompagnata da numerosi e motivati riferimenti ai grandi lirici, italiani e non solo, contribuendo a delineare un quadro più ampio e sfaccettato dei temi e degli autori trattati. Tra i pregi di questa antologia va infatti evidenziata la scelta del curatore di analizzare “da una prospettiva esterna alla regione” il panorama della poesia umbra in dialetto. Poesia che, con la competenza e la passione che caratterizzano i suoi testi critici, Francesco Piga sa collocare nel più vasto contesto della letteratura italiana.
Francesco Piga, Poeti nei dialetti dell’Umbria fra Novecento e Duemila, Edizioni Cofine, 2017
Nelvia Di Monte
pubblicato il 4 novembre 2017