Poesie per un anno – 563 – Antonio Piromalli

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

Antonio Piromalli (3 settembre 1920 – 7 giugno 2003) è stato un autorevole critico letterario, con interessi che vanno dal Quattro al Novecento, e professore di letteratura italiana in varie Università. Ha pubblicato libri di versi a intervalli di tempo dapprima molto ampi, poi, negli anni Novanta, con maggiore assiduità: «Poesie» (Globo, Reggio Calabria 1945), «Poesie» (Rebellato, Cittadella [PD] 1961), «Sei tu il bolero» (Forum/Quinta Generazione, Forlì 1991), «Ti estraggo dai tifoni» (Lineacultura, Milano 1993), «Da un’altra stanza» (Genesi Editrice, Torino 1996), «La ragazza di Ferrara» (All’Insegna dell’Occhiale, Roma 1997).

È presente nella sua poesia, scrisse Ferruccio Ulivi proprio recensendo la raccolta da cui traggo il testo che qui oggi propongo, «quel mitologismo postermetico che ha le sue radici specie in Rilke e in Stefan George, e che fu sfruttato in modo suggestivo specie dal primo Luzi: mitologismo che nel Piromalli s’impronta di una speciale grazia neoclassica, e finisce per trascrivere più che suggestioni lato sensu, con tutto il sontuoso inventario ambientale inerente, dei rapidi e delicati profili, o meglio, delle ombreggiature di sentimenti a fior di penna. | L’atteggiamento più vero del Piromalli è proprio questo, una cautela, un ritegno nell’atto di concretarsi poeticamente, che adottano, al di là del magismo neodecadentistico, un magismo lineare neoclassicistico, come proiezione ideale dell’affetto intenerito e disilluso e dell’intimo contrasto tra una natura fervida e accesa e un’esperienza di distacchi e di costrizioni tradotta in forza morale».