Quella di Maria Barbara Tosatti (3 settembre 1891 – 3 settembre 1934) – una poesia di carattere squisitamente religioso – rappresenta un’esperienza piuttosto singolare nella poesia italiana del primo Novecento. Lo fece notare da subito un critico accorto come Pietro Pancrazi: «Nell’ultima nostra stagione poetica, la Tosatti fu quello che si dice “una voce”. Ciò che subito tutti intesero, è la prima verità umana che sta al centro della sua poesia: una donna giovane, fiorente, e poi presto malata, creatura naturalmente religiosa che, adorando e invocando Dio, si sente insieme attratta e atterrita dal pensiero della morte, gode e soffre insieme la dolcezza e l’amaro della rinuncia e le trepidazioni della fede. […] Noi sapremmo sempre riconoscere nella Tosatti, e nel suo pregare e nell’invocare, il senso intatto di una vita che si brucia, di un tempo che si scorcia».
Maria Barbara Tosatti, nata a San Felice sul Panaro, in provincia di Modena, si nutrì sin da giovanissima della lettura di poeti italiani e francesi, oltre che di greci e latini, ma i suoi punti di riferimento furono soprattutto Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi. Le sue prime poesie risalgono al 1914 ma è solo nel 1928 che ne pubblicò alcune sulla “Nuova Antologia”. Due anni prima di morire, stroncata dalla tisi, raccolse la sua produzione poetica sotto il titolo di «Canti e preghiere» (Libreria Maglione, Roma 1932). Insieme ad altro materiale inedito, quei testi vennero ripubblicati postumi nel volume che il fratello Quinto Tosatti curò, con una introduzione di don Giuseppe De Luca: «Canti e preghiere. Liriche, pensieri, lettere» (Morcelliana, Brescia 1939; 2a edizione riveduta e ampliata, ivi, 1945). Segnalo infine, in tempi più recenti: «Le poesie e i diari» (Massimiliano Boni Editore, Bologna 1981).
