Poesie per un anno – 561 – Peppino Impastato

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

A tutti nota è la vicenda umana e politica di Peppino Impastato (5 gennaio 1948 – 9 maggio 1978), una delle figure più rappresentative della lotta alla mafia. Nato a Cinisi, in Sicilia, da una famiglia legata a Cosa Nostra, Peppino ruppe presto i rapporti con il padre, che lo cacciò di casa, e si dedicò al giornalismo e all’attivismo politico, militando in Lotta Continua e poi in Democrazia Proletaria, e denunciando dai microfoni di Radio Out, una radio libera da lui fondata, i crimini delle famiglie mafiose locali e in particolare di Gaetano Badalamenti che ne decretò la morte. Il giovane Impastato (aveva solo trent’anni) fu ucciso con una modalità particolarmente efferata: colpito con un grosso sasso, il corpo fu adagiato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani e fu fatta esplodere una carica di tritolo in modo da far apparire quella morte come dovuta a un attentato fallito: lo scopo, dunque, non era solo quello di eliminarlo fisicamente ma anche di screditarne l’immagine pubblica.

La figura di Peppino Impastato e quella esemplare di sua madre Felicia sono splendidamente rievocate nel film «I cento passi», uscito nel 2000 con la regia di Marco Tullio Giordana.

Meno noto è probabilmente il fatto che Peppino scrivesse poesie. In un piccolo blocco di fogli sfuggito alla perquisizione effettuata in casa sua subito dopo la morte sono stati ritrovati alcuni brevi componimenti che probabilmente risalgono a quando egli aveva fra i venti e i ventidue anni. Pubblicati nel 1990 dalla casa editrice Ila Palma, con introduzione di Aurelio Grimaldi, quei versi sono stati ripoposti in «Amore non ne avremo. Poesie e Immagini di Peppino Impastato», a cura di Guido Orlando e Salvo Vitale, Navarra Editore, Palermo 2017.

Non sono poesie particolarmente memorabili, è vero, ma riflettono un’umanità e una sensibilità non comuni, con una nota malinconica venata di pessimismo, e offrono la possibilità di avere un quadro più completo della personalità di questo piccolo grande uomo.