Agostino Reali (27 agosto 1931 – 25 marzo 1994), in religione padre Venanzio, romagnolo, ordinato sacerdote nel 1957, apparteneva all’ordine dei Frati Minori Cappuccini. Studiò a Roma teologia presso l’Università Gregoriana, specializzandosi in scienze bibliche al Pontificio Istituto Biblico. A Roma, stimolato anche dalla frequentazione del mondo artistico e letterario, approfondì la sua passione per la pittura, la scultura, la grafica e la poesia, anche se cominciò a pubblicare soltanto negli anni Ottanta, partendo con una sua “trasposizione poetica” dall’originale ebraico del «Cantico dei cantici» (Forum/Quinta Generazione, Forlì 1983) e proseguendo poi con tre raccolte di versi – «Anima, Silenzio. Velleità di un omaggio a Emily Dickinson» (Rebellato, Padova 1986), «Vetrate d’alabastro (confessioni e preghiere)» (Forum/Quinta Generazione, Forlì 1987), «Bozzetti per Creature» (ivi, 1988) – poi riunite in un unico volume: «Primaneve», Book Editore, Castel Maggiore 2002. Postuma è l’antologia, contenente ben 176 poesie inedite, «Nóstoi. Il sentiero dei ritorni» pubblicata dallo stesso editore nel 1995, a cura dei confratelli Dino Dozzi e Flavio Gianessi, con l’introduzione di Ezio Raimondi e Alberto Bertoni. E altro materiale è nel recentissimo «Nóstoi. Le poesie ritrovate» (ivi, 2024), a cura di fr. Flavio Gianessi e Anna Maria Tamburini (autrice anche della prefazione), con una postfazione firmata da Paolo Valesio e una nota di Alberto Bertoni.
Concludo con un giudizio di Ezio Raimondi, dalla prefazione a «Vetrate d’alabastro», la raccolta del 1987 da cui traggo la poesia che oggi propongo: «L’esperienza lirica di padre Venanzio Reali appartiene a questa sfera meditativa di una religiosità si vorrebbe dire esistenziale, incarnata in ricordi, eventi, figure, ombre colori luci alterne del giorno, nell’aria tranquilla e assorta di una provincia agreste».
