Poesie per un anno – 554 – Gianni Marchetti

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

Il mese scorso – quest’anno, per i poeti, è stato agosto il più crudele dei mesi – è morto Gianni Marchetti (14 novembre 1955 – 25 luglio 2026): novarese, professore di filosofia, filosofo egli stesso, musicista e musicologo, narratore (i racconti di «Francese alle medie», Lampi di Stampa, Milano 2006; il romanzo «Citizen Band», Morellini Editore, Milano 2008) e poeta dalla voce assolutamente originale, lontano le mille miglia dal mainstream («Scrivo poesie serie / E fuoriserie»).

Questi i titoli: «Una donna così» (Edizioni Torino Poesia, Torino, 2008), «Per nessuna ragione al mondo» (Manifattura Torino Poesia, Torino 2009), «La voce dei grandi edifici» (Zoom Feltrinelli, Milano 2015), «Lo sbadiglio dell’elefante. Poesie e note» (Morellini Editore, Milano 2019).

Illuminante la prefazione di Giovanni Tesio a quest’ultima raccolta, con la messa in evidenza del carattere complesso (e composito) di un modo di far poesia solo apparentemente semplice e lineare, e invece ricco di toni anche opposti: «C’è ad un tempo l’indicazione di un sound che alla serietà (anche giocosa) del suo fluire oppone la malinconia del più profondo sentire. C’è, infine, l’ammissione di un “cantare” che sposa l’ironia come ingrediente primo di un fare (e farsi) poetico che è nella scrittura tendenzialmente parlata, orale […]. Marchetti è questo: un autore che ama servirsi dell’inciampo ironico, a volte umoristico, a volte persino comico per manifestare antiretoricamente la sua serietà di fondo […]: una serietà – preciso – capace di imbarcare un’abbondanza impressionante di suggestioni e di citazioni e criptocitazioni (di varia e persino stravagante provenienza). Marchetti gioca qui (e gioca sempre) sul filo del jeu de mot, del calembour del paradosso».

Ma in ciò la poesia, «per eccellenza luogo di paradossi», si distingue – precisa Tesio – dalla filosofia: «perché la filosofia, amando i paradossi, desidera risolverli […], mentre la poesia no, li ama e basta, in ciò vicinissima al comico».