Tullio Colsalvatico (21 agosto 1901 – 20 settembre 1980), marchigiano di Camporotondo, visse durante la sua giovinezza a Roma, dove entrò in contatto con l’ambiente culturale divenendo segretario di Lucio D’Ambra.
Esordì giovanissimo con alcune opere poi ripudiate, ma solo a partire dagli anni Cinquanta la sua produzione poetica acquista un certo spessore. Il volume delle «Poesie», edito nel 2001, a cura di Davide Rondoni, dal Circolo Culturale che a Tolentino porta il suo nome, antologizza le raccolte pubblicate a partire dal 1954: «La casa perduta» (Istituto “La Casa”, Milano 1954), «Trasparenze (Ceschina, Milano 1966). «Solitudini» (ivi, 1969), «Montefano» (Città Armoniosa, Reggio Emilia 1978).
Rondoni ritrova nei versi di Colsalvatico suggestioni che gli vengono da Sbarbaro, o dal primo Caproni, o dal giovane Bertolucci e riassume in queste parole l’essenza della sua poesia: «Una disposizione alla sintesi luminosa ma anche la riproposta di un basso continuo. C’è quasi sempre un abbandono che però non trova riposo definitivo, mai quiete. Un’urgenza, qualcosa che somiglia ad una insoddisfazione, forse una ferita segreta tiene quella disposizione lirica in un nodo che non si scioglie. Ed è in quel nodo, in quel magone la forza, di là da tutte le debolezze e le caducità anche stilistiche che segnano la sua ispirazione».
