Elena Salibra (10 agosto 1949 – 4 dicembre 2014) si è laureata in Lettere a Firenze ed è stata poi docente di Letteratura italiana al dipartimento di Filologia Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa. Studiosa soprattutto della poesia italiana del secondo Ottocento e del primo Novecento, ha partecipato alla fondazione e alla direzione della rivista “Soglie”.
È prematuramente scomparsa per un male contro cui ha a lungo combattuto, come si evince anche da larga parte della sua produzione poetica che si è esercitata negli ultimi dieci anni di vita e ha prodotto cinque raccolte di versi: «Vers.es» (Diabasis, Reggio Emilia 2004), «Sulla via di Genoard» (Manni, Lecce 2010), «Il martirio di Ortigia» (ivi, 2010), «La svista» (A&B, Catania 2011), «Nordiche» (Stampa 2009, Milano 2014). Tutte ora sono riunite in «Dalla parte dei vivi. Poesie 2004-2014», a cura di Mario Gerolamo Mossa, introduzione di Marco Santagata (Manni, Lecce 2019).
Una ricca selezione di testi editi e inediti è disponibile nel volume «Postille per un diario [in versi]», a cura di Vincenzo Manca (Carte Amaranto, Pontremoli 2024).
I versi di Salibra possiedono sempre il dono della grazia: «Una grazia, sia chiaro – ha scritto Maurizio Cucchi –, per nulla di maniera o di superficie ma capace, al contrario, di veicolare senza enfasi un’energia autentica e originale», anche quando la materia si fa più dolorosa e drammatica. La poesia diventa così «lo strumento perfettamente posseduto per registrare le intermittenze del pensiero che accompagna le trepidazioni e le cadute del corpo» (Massimo Bacigalupo).
