Poesie per un anno – 528 – Nicola Ghiglione

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

Nicola Ghiglione (2 gennaio 1915 – 16 gennaio 1990), poeta genovese estraneo a scuole e correnti, anche difficilmente inquadrabile in quella che è stata definita come “linea ligure” (ma era molto stimato da Giorgio Caproni), collaboratore per molti anni de “Il Secolo XIX”, ha pubblicato in vita cinque raccolte di versi: «Canti civili» (Edizioni di Uomo, Milano 1945; poi San Marco dei Giustiniani, Genova 2013), «Familiari» (Typis, Genova 1951), «I canti civili e altro (1934-1966)» (Rebellato, Padova 1967), «Onomastico speciale» (Lacaita, Manduria 1978), «Corpo di reato» (ECIG, Genova 1987).

Si aggiunga, postumo, il riassuntivo volume «Finestre. Poesie edite e inedite (1939-1988)» (De Ferrari Editore, Genova 1991) che, curato da Francesco De Nicola, ha il merito di far conoscere per la prima volta un’ampia porzione dell’opera in versi di Ghiglione fino a quel momento rimasta inedita, per cui ha ragione De Nicola quando afferma, quasi a conclusione del suo scritto introduttivo: «Queste diverse raccolte inedite non negano certo il Ghiglione già noto […] ma piuttosto indicano i successivi momenti di un percorso poetico che tende sempre più a staccarsi dal dato reale e dalla sfera emotiva per affrontare, sulla spinta esterna di un paesaggio, di un volto, di un gesto, un tema esistenziale di dolore e di disperazione radicato nel destino dell’uomo».

La poesia che qui oggi propongo è tratta dalla sezione “Fiore della siccità” che raccoglie, nel volume definitivo sopra citato, testi inediti degli anni 1972-1977.