Poesie per un anno – 519 – Eraldo Miscia

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

Il nome di Eraldo Miscia (1920 – 23 luglio 1983), lancianese come me, come me trapiantato a Roma, è legato principalmente a un romanzo, «Il gran custode delle terre grasse» (Rusconi, 1975), che fu a un passo (a un punto) dal vincere il Premio Strega. Lo ha ripubblicato l’anno scorso, a cinquant’anni dalla prima uscita, l’editore Carabba (altra gloria lancianese) per le cure di Lucilla Sergiacomo. Io ne ho il ricordo di un libro ben congegnato, ben scritto, ben costruito, che spero non risulti, dopo mezzo secolo, molto invecchiato. Lo rileggerò. Il romanzo è il primo di una trilogia che si completa con «Rosaria e il bambino» (Rusconi, 1977) e «Il Nazareno» (ivi, 1979).
Come poeta, tra i titoli di Miscia si annoverano: «Buio di Orfeo» (1952), «Nessuno lo sapeva che eravamo santi» (un poemetto del 1958, edito da Rebellato, sulla tragedia di Marcinelle, in Belgio, in cui trovarono la morte 262 minatori, di cui 136 italiani, la maggior parte abruzzesi), «Chi calvalca la tigre» (Rebellato, 1959), «Coro delle ex recluse» (ivi, 1960), «Il rullo del tamburo» (Edizioni di Novissima, 1967).