Poesie per un anno – 514 – Luisa Giaconi

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

Luisa Giaconi (18 giugno 1870 – 18 luglio 1908), la poeta fiorentina i cui versi folgorarono Dino Campana, morì di tisi a solo 38 anni. La sua unica opera, «Tebaide», fu pubblicata postuma, presso l’editore Zanichelli, a cura di Giuseppe Saverio Gargano, nel 1909; seguì nel 1912 una seconda edizione, con numerose aggiunte.

Non insensibile a suggestioni pascoliane e dannunziane, non ignara della lezione dei simbolisti francesi, la poesia della Giaconi si pone tra i risultati più interessanti del decadentismo italiano: l’amore, il dolore, l’anelito verso l’infinito, l’adesione alla natura, la tentazione del mistero ne sono i temi salienti: «Tutto il suo povero cuore dolente geme in queste pagine con la voce dello sgomento delle prime delusioni, con la tristezza rassegnata di una grande gioia perduta, con la soavità che ispira la tacita luce delle stelle lontane, il gemito di un’acqua cadente da una nascosta sorgente, il fremito degli alberi scossi alla cima da un invisibile vento. Il mistero dell’invisibile è il motivo più caro alla sua ispirazione, è il libro meraviglioso continuamente aperto dinanzi ai suoi occhi perduti nell’infinito» (G. S. Gargano).