Poesie per un anno – 513 – Oliviero Beha

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

Oliviero Beha (14 gennaio 1949 – 13 maggio 2017) è stato uno straordinario giornalista che ha sempre combattuto con coraggio le sue battaglie, libero da ogni vincolo di qualsiasi tipo, sia che si occupasse di sport sia che intervenisse sui temi più scottanti d’attualità. Ha lavorato nella carta stampata, in radio, in televisione, sempre senza paura di andare in direzione ostinata e contraria rispetto al mainstream.
Pronto alla polemica anche più dura, mostrava sempre una compostezza e un’eleganza quasi d’altri tempi.

Amava la poesia, e un libro di poesie («Inverso», Interstampa, 1982) inaugura la sua bibliografia fitta di titoli sui più svariati argomenti ma in cui trovano posto anche romanzi («Sono stato io», M. Tropea, 2004; «Eros terminal», Garzanti, 2009) e ancora tre raccolte di versi: «Ripercussioni» (Edizioni del Leone, 1986), «Lo Stige in piazza» (Edizioni del Leone, 1994) e infine «Meteko» (Nino Aragno Editore, 2010) che riprende anche testi delle precedenti raccolte: poesie con un andamento sempre pacatamente discorsivo, refrattarie al canto e alla retorica; e uno sguardo rivolto alle cose, agli avvenimenti anche minimi della vita. attento a ricavarne un senso. consapevole tuttavia che spesso, come canta Vasco, “questa vita un senso non ce l’ha”.