Mirko Servetti (5 febbraio 1953 – 2 luglio 2023), nato ad Alassio, vissuto a Imperia, ha attraversato le ultime due decadi del Novecento e le prime due del Duemila collaborando attivamente con molte riviste letterarie di punta, da “Tam Tam” di Adriano Spatola e Giulia Niccolai a “L’area di Broca” di Mariella Bettarini e Gabriella Maleti. Piuttosto numerose le sue raccolte di versi: «Frammenti in fuga», in coppia con Teresio Zaninetti (Lalli, 1981); «Quasi sicuramente un’ombra» (Forum/Quinta Generazione, 1984); «Canti tolemaici», in due volumi («Degli scherzosi proemî», Tracce, 1989; e «Le rifrazioni asimmetriche», Bastogi. 1993); «L’amor fluido» (Bastogi, 1997); «Quotidiane seduzioni» (Edizioni del Leone, 2004); «Canzoni di cortese villania» (Puntoacapo Editrice, 2008), che riunisce, rielaborate, le due precedenti raccolte; «Terra bruciata di mezzo. Fra Vespero e Lucifero» (Matisklo Edizioni, 2013); «Indefinito Canone» (ivi, 2016). Le ultime due raccolte sono scritte insieme a Carlo di Francescantonio: «Uomini in fiamme» (Ensemble, 2018) e «Il carico umano» (Terra d’ulivi Edizioni, 2022).
A proposito non solo del libro da cui traggo il sonetto che qui oggi propongo, mi sembra perfettamente condivisibile l’osservazione di Giorgio Linguaglossa secondo cui è «paradossale la chiave di volta impiegata dal poeta ligure per il montaggio dei propri testi: il colto lessico di derivazione montaliana, pascoliana e neocrepuscolare viene montato su un cliché sperimentale; è il montaggio che sfrigola per l’attrito con i propri stessi materiali, è questa la novità dell’impostazione di Servetti: non più l’attrito tra l’aulico e il prosaico, concetto elevato scolasticamente a dogma indiscusso perfino dalla rivoluzionaria post-avanguardia, bensì frizione tra il lessico aulico ereditato dalla tradizione e montaggio di esso in un costrutto che ne mina la pretesa egemonica nel momento stesso che ne codifica il trionfo storico ed ideologico. D’improvviso, Mirko Servetti si situa in una posizione allo stesso tempo intelligente e terribilmente periclitante, rischiando di irritare gli opposti schieramenti dell’arco costituzionale del conformismo letterario e di venirsi a trovare in una zona di irriconoscibilità, e quindi di isolamento».
