Vincenzo Gerace (29 giugno 1876 – 18 maggio 1930), nato a Cittanova di Calabria, dopo gli studi svolti a Catania e Palermo, si trasferì prima a Roma, poi a Napoli dove lavorò come bibliotecario, infine di nuovo a Roma e a Bari, dove trovò impiego come insegnante. Un suo romanzo autobiografico, «La grazia» (1911), ebbe un certo successo: sembra l’opera – scrisse Giuseppe Antonio Borgese – di “uno che ha letto molte volte l’Inferno dantesco”.
Dieci anni prima aveva pubblicato la sua prima raccolta poetica («La fonte della vita», Sandron, Palermo 1901), ma la sua maggior produzione appartiene tutta agli anni Venti del secolo scirso: «Versi» (Nuova Antologia, Roma 1921), «Versi» (Bestetti e Tumminelli, Roma 1926), «La fontana nella foresta» (Mondadori, Milano 1928), «Scherzi ed epigrammi» (Bestetti e Tumminelli, Roma 1928). Postume sono le «Variazioni musicali» (La Prora, Milano 1934).
