Poesie per un anno – 489 – Cristanziano Serricchio

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

Cristanziano Serricchio (20 giugno 1922 – 1º settembre 2012), nato a Monte Sant’Angelo sul Gargano, ha lavorato tutta la vita nel mondo della scuola, come insegnante prima nelle elementari, poi nelle superiori, e infine come preside dell’Istituto Magistrale “Roncalli” di Manfredonia, la città dove ha vissuto e di cui è stato anche assessore alla cultura e pubblica istruzione. È stato un cultore della storia e dell’archeologia della propria terra daunia, autore di saggi sull’argomento, e prolifico poeta lungo un arco di tempo che va dal 1950 (l’esordio con «Nubilo et sereno», edito dalla foggiana Società Daunia di Cultura) all’anno della morte: si veda il riassuntivo volume di «Tutte le poesie», a cura di Michele Vigilante, Sentieri Meridiani, Foggia, 2013.

Il testo che qui oggi propongo è tratto non da una delle sue raccolte maggiori – che sono, a mio parere, «Stele daunie e altre poesie» (Lacaita, Manduria 1978; nuova edizione ampliata: Manni, Lecce 1999) e «Arco Boccolicchio» (Bastogi, Foggia 1982) – ma da un aureo libriccino intitolato «Il tempo di dirti. Piccolo canzoniere per Delia» (Fermenti, Roma 1998) col quale Serricchio porge l’ultimo, straziante e straziato addio alla moglie morta.

Così Plinio Perilli conclude la sua introduzione: «Dagli “Xenia” di Montale per la morte di Mosca non leggevamo una lirica così commossa e partecipe, un rito dorato e struggente che non ha bisogno d’altro che dell’amore, per parlarci e ammonirci d’amore, e che non esige o annovera che le brevi, universali ansie d’ogni giornata, per meglio incorniciare e coronare in cuore un severo, benedetto e giusto percorso all’umano».