Lea Canducci, scomparsa il 17 giugno 2016 (si ignora l’anno della nascita), era una psicoterapeuta, autrice di un notevole saggio su Leopardi («Giacomo Leopardi. Autoanalisi di un poeta», 1978) e autrice di numerosi libri di versi. Nell’anno stesso della sua scomparsa è uscito presso Manni «Da un indecifrabile tempo», che antologizza dieci raccolte, in un percorso che va dall’esordio del 1975 («La via dipinta», Rebellato) al 2010 («Debole questa notte», Ass. Terre Sommerse).
Scrive Elio Pecora nella prefazione: «Sono vari e complessi i temi e fitti e dolorosi gli eventi da cui muove questo far poesia. Sono numerosi i poeti evocati, da Marina Cvetaeva a Montale, da Caproni a Bertolucci, da Amelia Rosselli a Sanguineti: il che certo significa una riposta corrispondenza, una inebriante e pure patita empatia. Le città, dalla Milano dell’infanzia e della prima giovinezza, alla Roma degli anni maturi – velati da una sottile malinconia – restano i luoghi di un’esistenza affaticante e amata in pari misura. Su tutto e in tutto preme la Storia con le sue illusioni e le sue rovine. E se la memoria degli anni di guerra, il dolore per il padre deportato nei campi nazisti, cedono all’aspra conclusione che “non si annullano le colpe”, nell’attenzione al presente si alternano comprensione e spietatezza».
Aggiungo che Lea era una cara amica, di cui ricordo la pacatezza, la gentilezza, la disponibilità all’ascolto, la generosità. Una persona speciale.
