Donatella Colasanti (1958 – 30 dicembre 2005), sopravvissuta al massacro del Circeo di cui fu vittima nella notte fra il 29 e 30 settembre 1975 insieme alla sua amica Rosaria Lopez (le due furono sequestrate, stuprate e torturate da tre neofascisti figli della “Roma bene”: Rosaria morì, Donatella riuscì a salvarsi fingendosi morta), dovette convivere per tutta la vita con quel terribile ricordo, al tempo stesso cercando di condurre una vita il più possibile “normale”: si diplomò all’istituto magistrale e si dedicò alla poesia e al teatro, con lo pseudonimo di Donatella Del Greco. La ricordo, a metà degli anni Ottanta, quando moveva i primi passi di attrice e performer nel Teatro In di Anna Lelio e partecipava ai reading poetici organizzati da Maria Jatosti: timida, mi sembrava, ma anche caparbiamente determinata a prendersi la sua rivincita sulla vita.
Del 1991 è l’esordio poetico con la raccoltina «Cammino nelle parole», edita dalla Euro Media Net di Roma, con una prefazione di Roberto Roversi di cui trascrivo un breve frammento: «i testi poetici radunati in questo libretto mi sembrano dettati da una tensione che si mantiene attiva e drammatica, tanto da non lasciare indifferenti il lettore, direttamente coinvolto a condividere il secco preciso lavorio, che si esercita come una piccola vibrante punta che scava nella parola e nei sentimenti».
Presso lo stesso editore uscì nel 1998 «Regina madre» (libro + CD) che riproduce i trentasette testi del libro precedente, preceduti da cinque inediti. Seguì l’autoantologia «Due annunciatrici» (Libroitaliano, Ragusa 2000), con una scelta di trenta componimenti.
Tutte le poesie, con l’aggiunta di un cospicuo numero di inediti, sono state ristampate nel 2019 dall’Editrice Zona in un volume curato da Plinio Perilli, «Ascoltai la mia voce. Poesie degli anni Ottanta e Novanta», che, introdotto da un saggio di Perilli e da una conversazione con Roberto Colasanti, fratello di Donatella, è arricchito in conclusione da contributi e testimonianze di Federica Sciarelli, Marco Palladini, Imma Giuliani, Silvia Tessitore, Marco Caporali, Angela di Pietro.
Con queste parole Plinio Perilli (di cui ancora una volta ricordo il grande valore intellettuale e l’inesausta curiosità) apre la sua introduzione: «Dissimulare il dramma. Questo Donatella cercò sempre di fare, specialmente in poesia, in questo trasferire, tracimare a parole, o recitar cantando, ritualizzare perfino, a teatro, quel che restava della sua semplice vita di ragazza, perché in qualche modo rinascesse… Non essere insomma più la Donatella Colasanti sbattuta in prima pagina dalla finta pietas della Società per compatirla, ma anche tenerla in ostaggio: di notorietà obbrobriosa e cicalecci mass-mediatici».
E insomma, sì, la Colasanti trovò nella poesia la via giusta di salvezza e per il tempo, purtroppo breve, che le restò da vivere (un tumore al seno la sopraffece nel 2005) da lei venne una grande lezione di coraggio.
