Carlo Stuparich (3 agosto 1894 – 30 maggio 1916) nacque a Trieste, allora territorio asburgico, fratello minore del più celebre Giani che seguì a Firenze per studiare Lettere all’Università. Decisiva per la sua formazione fu la frequentazione dell’ambiente culturale che si raccoglieva intorno alla rivista “La Voce”.
Fervente irredentista, allo scoppio del primo conflitto mondiale, partì volontario per il fronte. Durante un’azione, trovatosi isolato rispetto ai suoi compagni, per non cadere prigioniero degli austriaci, decise di togliersi la vita. Ancora non aveva compiuto i ventidue anni.
Immediatamente dopo la fine della guerra il fratello decise di raccogliere e dare alle stampe i suoi scritti, in prosa e versi. Ne nacque il volume «Cose e ombre di uno» (“La Voce”, Roma 1919). Scrive Giani Stuparich nella commossa prefazione: «Ma come è legittimo riconoscere che questo virgulto stroncato nel suo pieno crescere prometteva di farsi pianta magnifica, così non è giusto sformare con le lenti illusorie del “sarebbe stato” la realtà di ciò che è stato effettivamente. Tanto più che questa realtà, così come è, basta a sé stessa ed ha una luniinosità ed una grandezza tutte proprie: contropesarla con un immaginario prolungamento, sarebbe diminuirla. La giustificazione della raccolta è qui».
Nel 1968 il libro (che già aveva avuto una seconda edizione, presso Treves, nel 1933) è stato ripubblicato da Salvatore Sciascia Editore con un’appendice di inediti. Più recente è una selezione di pagine scelte data alle stampe nel 2001, a cura di Fulvio Salimbeni, dal triestino Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione. E più recente ancora la ristampa dell’opera, nel 2006, presso la Ibiskos Editrice Risolo di Empoli, con una introduzione di Enrico Nistri.
Questo e pochissimo altro ci resta di Carlo Stuparich. ma a tenerne viva la memoria provvide Giani anche dedicandogli il libro «Colloqui con mio fratello» (Treves, Milano 1925).
