Giulio Stolfi (16 gennaio 1917 – 23 maggio 2005), nato a Potenza, magistrato con un’importante carriera, fino a diventare Consigliere di Stato, collaborò negli anni Cinquanta del secolo scorso alle più importanti riviste del neorealismo (“Momenti”, “Situazione”, “L’Esperienza Poetica”), ed ascrivibile totalmente a quella temperie culturale è la sua poesia, caratterizzata da una forte impronta meridionalista. Non particolarmente copiosa è la sua produzione in versi, affidata a tre raccolte: «Giallo d’argilla e ginestre» (Edizioni di “Momenti”, Torino 1954), «Provincia del reame» (Rebellato, Padova 1959), «Il peso del cielo» (Lacaita, Manduria 1993).
Traggo la poesia che qui oggi propongo dalla prima raccolta di Stolfi, che fu accolta con favore da un critico cone Arnaldo Bocelli: «Questa raccoltina di versi, “Giallo d’argilla e ginestre”, dice fin dal titolo la natura terrestre dell’ispirazione. Della sua Lucania egli ci rende soprattutto quel senso di solitudine, di mestizia che, pur nel tripudio della natura meridionale, la avvolge da sempre; sì che il suo stesso interesse alla realtà concreta, storica e sociale, del suo paese, gli si configura in immagini concise e assorte, come di tavoletta votiva».
