Poesie per un anno – 452 – Carlo Vita

di Francesco Paolo Memmo

 

Carlo Vita (28 luglio 1925 – 11 maggio 2019) è lo pseudonimo di Vita Carlo Fedeli, figlio di Aldo Fedeli che fu il sindaco socialista della ricostruzione di Verona nel dopoguerra e deputato all’Assemblea Costituente.
Carlo Vita è stato capo ufficio stampa delle acciaierie di Cornigliano e dell’Italsider e, da ultimo, dirigente delle relazioni esterne del Gruppo Ansaldo. Dal 1951 al 1961 ha collaborato come disegnatore col quotidiano «L’Arena» di Verona, la città dove era nato e dove nel 1947 aveva fondato il “Circolo del Cinema”. È stato pittore, acquafortista, scrittore di arguti raccontini, poeta completamente fuori dagli schemi: in una sua raccolta da lui stesso illustrata («Felicità raggiunta si cammina», Edizioni ViEffe, 1974; nuova edizione: Il Canneto, 2010) trasse da un verso di Montale “33 variazioni sul tema della deambulazione” (così suona il sottotitolo); in un’altra («hai q?», Edizioni ViEffe, 2003) si cimenta a suo modo con gli haiku scimmiottati nel titolo; in un’altra ancora («Piccola antologia di Grê. Cani e gatti voci di là» Edizioni ViEffe, 2005) compone una Spoon River dei cani e gatti sepolti nel cimitero degli animali di Gravero (Grê, in dialetto), a Rapallo; in «Cento Rifavole» (ivi, 2017) riscrive a modo suo, ironicamente e amaramente modernizzandole, le favole antiche. E ci sono poi le «Illusioni ottime» (Campanotto, 2006), da cui traggo il testo che qui oggi propongo, e gli inediti pubblicati su riviste da Massimo Bacigalupo («Parole da scegliere», in “Soglie”, XVII, 2, agosto 2015; «Certe volte», in “Xenia”, 3, 2019).
Di Bacigalupo è il giudizio, essenziale ma preciso, su questo singolare scrittore: «Carlo Vita nei suoi scritti riesce a essere ironico senza essere frivolo, guarda la realtà con simpatia e ne coglie il fascino, la futilità, gli sfuggenti significati. Non si prende sul serio, ma quanta leggerezza e acutezza nella sua scrittura…».