Guido Zavanone (8 maggio 1927 – 29 novembre 2019), astigiano trapiantato a Genova, ha svolto una brillante carriera di magistrato, fino a ricoprire la carica di Procuratore generale presso la Corte d’Appello del capoluogo ligure. Redattore di importanti riviste (“Diogene”, “Resine”, “Satura”), ha pubblicato presso l’Editrice Liguria, nel 1964, la sua prima raccolta di versi, «La terra spenta», cui hanno fatto seguito numerosi altri volumi fino al riassuntivo «Lo sciame delle parole. Poesie di una vita» (Interlinea, 2015) e ai successivi «Percorsi della poesia» (San Marco dei Giustiniani, 2017) e «L’essere e l’ombra» (ivi, 2018).
Traggo la poesia che qui oggi propongo dalla raccolta «Se restaurare la casa degli avi» (Campanotto, 1994) nella quale – scrive Marcello Vaglio – «Zavanone sembra proporre una “summa” dei temi e dei motivi da cui si attinge e di cui si alimenta principalmente la sua produzione poetica. Accanto alla lettura simbolica del reale, una non celata tensione etica e conoscitiva, che proprio alla poesia si affida e affida la più ardua missione intellettuale, la ricerca della verità o di quella parte della verità che sta oltre le terre della ragione».
