Poesie per un anno 42 – Andrea Rivier

di Francesco Paolo Memmo

 

Nato nel 1916, Andrea Rivier (pseudonimo di Romano Romani) fondò insieme a Mario Petrucciani nel 1952 la rivista di poesia e critica «Il Presente» e nel 1954, insieme a Mario Costanzo, la rivista di lettere e arti «Stagione».

Come poeta esordì nel 1944 con una raccolta che sin nel titolo («Tra le macerie») evocava la tragedia della seconda guerra mondiale ancora in corso.

La sua opera si è poi arricchita di molti titoli, tutti scarsamente conosciuti a dispetto della loro forza e della loro originalità.

Cito soltanto, tra gli ultimi, «La violenza morgana» (prefazione di Mario Petrucciani, Manduria, 1979), da cui traggo la poesia che qui pubblico; «Campionario» (prefazione di Giorgio Barberi Squarotti, Bastogi, 1980); «La bottega» (con uno scritto introduttivo di Donato Valli, ivi, 1982).

In una lingua potentemente incisiva, a volte visionaria, Rivier disegna nei suoi versi un paesaggio inquietante, come sull’orlo di un precipizio imminente, e denuncia l’impossibilità di decifrarne, da parte del poeta, gli enigmi e i misteri.

Con disperata lucidità, il poeta si fa testimone della degradazione di una società che respinge e da cui si sente respinto. Cerca la luce ma nel suo cammino trova solo il buio e il Nulla.

Quasi un presagio di apocalisse. «Senza neanche poter sapere se gli esecutori spietati dell’ambiguo calcolatore dell’incalcolabile / Fossero i rappresentanti legittimi dell’Utopia / O i ciechi strumenti dell’inesorabile Necessità».